A domanda finalmente l’ex presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali, indagato nell’inchiesta milanese sugli spioni della società Equalize, fa un po’ di chiarezza sul suo rapporto con i Servizi segreti e con il vice capo dell’Aisi Carlo De Donno. Davanti al pm Francesco De Tommasi durante l’interrogatorio del 7 ottobre chiesto dalla difesa e durato quasi dieci ore, Pazzali conferma: “Sì, conosco Carlo De Donno da un po’ di tempo, lo aiutai a trovare la nuova sede dell’Aisi a Milano”. Quindi svela una confidenza che già era emersa dai verbali dell’ex poliziotto Carmine Gallo e dell’hacker Samuele Calamucci. Quest’ultimo recentemente è stato scarcerato per il filone Equalize anche perché la Procura ha ritenuto le sue dichiarazioni del tutto credibili. “Con De Donno abbiamo parlato spesso di nostre idee sulla criminalità economica – mette a verbale Pazzali – e sul fatto che le aziende francesi stavano acquisendo molte aziende italiane. Io gli davo la mia opinione come manager”. E non solo di quello pare che parlassero i due.

Discutevano ad esempio anche della società con sede in via Pattari finita al centro dell’inchiesta e di cui Pazzali è stato proprietario per il 95%. “Gallo sapeva dei miei rapporti con De Donno. Posso dire che De Donno sapeva di Equalize. Non ricordo se qualche volta ho chiesto a De Donno il suo parere sui clienti di Equalize”. Fermiamoci un attimo. Pazzali dice che De Donno sapeva di Equalize. Ma di quale Equalize? Quella che la Procura ritiene una vera e propria centrale di spionaggio o quella che secondo Pazzali era solo una società nata per cancellare link negativi? Per Pazzali non c’è dubbio: la risposta giusta è la seconda. Del resto per tutto il verbale altro non ha fatto che spiegare di non aver mai saputo che Gallo e Calamucci utilizzassero gli Sdi per compilare i vari report e che lo hanno preso in giro. A verbale: “Voglio dichiarare che non sapevo nulla del metodo di lavoro illegale dei miei dipendenti, in particolare di Carmine Gallo e di Samuele Calamucci e del loro uso illegale di dati provenienti dallo Sdi”. Con varie declinazioni ribadirà sempre lo stesso concetto e alle contestazioni dei pm spiega: “Mi fa notare che anche questa dichiarazione appare poco credibile ma le confermo che è così”.