«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. L’articolo 21 della Costituzione è la nostra stella polare. Non accettiamo censure, non siamo abituati a farne. Per questo abbiamo deciso di pubblicare l’inserzione pubblicitaria dell’Associazione “Sette Ottobre” pur non condividendone i contenuti: generici, pieni di insinuazioni e al limite di quello che riteniamo accettabile. Accuse che certamente non ci riguardano. Ma siamo davvero sul confine di ciò che secondo noi è legittimo. A “La Stampa” crediamo nel confronto libero e civile. Lo dimostriamo quotidianamente con la pluralità di interventi che ospitiamo sulle nostre colonne e su ognuna delle nostre piattaforme di informazione. Posizioni diverse, ma tutte ragionate, rispettose, ricche di spunti di riflessioni e incardinate a una idea chiara che rivendichiamo: la barbarie dei terroristi di Hamas del 7 ottobre, con la distruzione di oltre mille e duecento vite e il rapimento di 250 ostaggi, non potrà mai essere dimenticata. Un atto sconvolgente, ingiustificabile e feroce. Nulla potrà cambiare questo dato di fatto. Allo stesso modo la violenza inaudita della risposta del governo guidato da Netanyahu, che ha portato al massacro di ventimila bambini e di quarantamila civili adulti, al netto delle mutilazioni e della distruzione di case, ospedali o scuole, è inaccettabile per chiunque creda ancora nel diritto internazionale, nell’essere umano e soprattutto nell’umanità. Noi continuiamo a credere in queste tre cose e nell’informazione libera e di qualità. La nota del CDR Il Comitato di redazione de la Stampa conferma il giudizio espresso nella nota congiunta dei Cdr del gruppo Gedi pubblicata martedì scorso sul giornale. Riteniamo gravissima, e assolutamente inaccettabile, la chiamata in causa dell’intero mondo dell’informazione fatta dall’Associazione 7 ottobre nel suo annuncio a pagamento. Nel testo, pubblicato a pagamento sul nostro come su tutti i più importanti giornali italiani, si accusano infatti anche i mezzi di informazione, in maniera indistinta - senza quindi indicare i soggetti a cui questa accusa così pesante è rivolta - di essere “veicolo dell’ideologia di violenza, odio” e quindi di favorire il terrorismo. Questo è offensivo verso tutte e tutti noi e verso il nostro lavoro, improntato su equilibrio e professionalità, in condizioni mai facili. La tesi dell’Associazione 7 Ottobre risulta poi ancora più offensiva verso il giornalismo stesso se si pensa al fatto che ad oggi sono stati uccisi da Idf oltre 200 giornalisti nella striscia di Gaza. Senza dimenticare poi che ai media, nonostante appelli delle varie istituzioni non solo professionali, il governo israeliano non permette di entrare per fare il loro lavoro. I giornalisti de La Stampa si chiamano fuori da queste accuse, come i lettori possono testimoniare quotidianamente. A loro garantiamo che continueremo ad informare con grande scrupolo, massima correttezza e massima trasparenza sulle vicende di Gaza. Il comitato di Redazione de La Stampa