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9 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 18:49

I Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 non sono ancora fuori pericolo. Non del tutto almeno. La riunione convocata d’urgenza dal Comitato internazionale è stata importante, ma non decisiva come ci si poteva attendere. Sul tavolo rimane il problema della firma dei contratti e manca ancora una soluzione concreta. Come anticipato in tempi non sospetti dal Fatto, fra il Comitato organizzatore presieduto da Massimo Ferrarese (che è anche il commissario governativo alle opere) e quello internazionale diretto da Davide Tizzano si è creata una frattura relativi ad alcuni servizi necessari allo svolgimento delle gare. Parliamo ad esempio di timing e scoring (i cronometri che segnano tempo e punteggio delle gare), oppure il broadcasting, la produzione televisiva degli eventi. Per tutte queste attività, il Comitato internazionale ha dei fornitori ufficiali, che spesso sono anche suoi sponsor, di cui caldeggia vivamente (per usare un eufemismo) l’impiego. L’Italia aveva si era impegnata a farlo, salvo poi fermare tutto il conto: questo perché il Comitato organizzatore, che è un ente pubblico (dal momento che si regge quasi interamente su contributo dello Stato) non vuole e non può firmare affidamenti in deroga alla normativa nazionale, clausola del resto specificata anche negli stessi documenti firmati col CIGM. E qui parliamo di cifre importanti, un totale superiore ai 10 milioni di euro. Ad Atene, invece, non vogliono sentir parlare di gare perché – dicono – il rispetto degli standard qualitativi viene prima di tutto: pretendono l’utilizzo di determinati fornitori, come ad esempio Microplus, che è anche sponsor del CIGM e dovrebbe avere la commessa sul comparto tecnologico e di cybersicurezza, da sola superiore ai 5 milioni.