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Ultimo aggiornamento: 15:36

Siamo arrivati al punto di non ritorno: mercoledì 8 ottobre il Comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo (CIGM) ha convocato d’urgenza il governo e le altre istituzioni italiane a Roma. Sul tavolo ci sarà l’organizzazione di Taranto 2026: l’evento, che dovrebbe – a questo punto il condizionale è d’obbligo – svolgersi in Puglia la prossima estate non è mai stato così a rischio. Il Fatto aveva già raccontato la frattura creatasi fra il Comitato italiano presieduto da Massimo Ferrarese e quello internazionale, diretto da Davide Tizzano. Sembravano le classiche schermaglie, minacce di circostanza a cui non dare troppo credito, perché far saltare tutto a pochi mesi dall’inizio sarebbe una sciagura. Parliamo di una manifestazione per cui lo Stato ha già speso oltre 300 milioni di euro, fra infrastrutture ed evento. Invece la situazione è precipitata.

Domenica 21 settembre i vertici internazionali hanno disertato la cerimonia per il lancio del countdown dall’inaugurazione: un segnale chiaro che per loro l’evento non è affatto scontato, e lo hanno chiarito anche per iscritto. In una lettera riservata, inviata al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, al sindaco di Taranto, Piero Bitetti e al ministro dello Sport, Andrea Abodi, che Il Fatto ha potuto visionare. Nel documento ufficiale, con toni molto duri, si parla di “ritardi significativi”, “mancanza di costante e costruttiva collaborazione” e “fallimento nel rispettare tutte le scadenze concordate”. Un quadro grave che – a detta del CIGM – “sta seriamente mettendo a rischio l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi di Taranto”. Tanto da pretendere una riunione d’urgenza, a Roma.