Le recenti stime pubblicate dalla Federal Reserve mostrano che la disuguaglianza economica negli Stati Uniti è sempre più alta, con gran parte dei patrimoni concentrati nelle mani dei grandi investitori in Big Tech. Una situazione che, con poche differenze, è probabilmente riscontrabile in molti altri paesi occidentali.
Lo scenario sembra inevitabile. Chi effettua investimenti spesso riceve in cambio gran parte del valore creato, accumulando ricchezze maggiori rispetto a chi, come i lavoratori o consumatori, contribuisce attraverso il lavoro o la condivisione dei propri dati a creare quel valore e del quale ne riceve, però, solo una minima parte. E se la distorsione sembra evidente, è comunque ragionevole pensare che senza incentivi non ci possano essere investimenti. Chi sosterrebbe il rischio di un investimento incerto senza la prospettiva di essere compensato con un profitto futuro?
Inoltre, queste dinamiche non sono una novità. La Rivoluzione industriale dell’Ottocento generò cambiamenti tecnologici senza precedenti, portò l’umanità nella modernità in cui viviamo oggi, e d’altra parte ebbe effetti rilevanti sulla disuguaglianza, generando squilibri economici tra investitori e lavoratori, e tra Paesi industrializzati e Paesi che non presero parte al cambiamento in corso.






