László Krasznahorkai vince il Premio Nobel per la letteratura 2025. È stato dunque assegnato il riconoscimento considerato tra i più prestigiosi del mondo letterario. L'Accademia di Svezia ha annunciato il Nobel per la letteratura 2025 attorno alle 13 del 9 ottobre. Secondo l'Accademia, il premio gli è stato assegnato con la seguente motivazione: “per la sua opera avvincente e visionaria che, nel bel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell'arte”.László Krasznahorkai ha battuto la concorrenza di tantissimi altri scrittori e scrittrici che ogni anno vengono dati come papabili nel cosiddetto “toto-Nobel”. Anche quest'anno si era fatto il nome della cinese Can Xue, del romeno Mircea Cărtărescu, della canadese Anne Carson, dell'australiano Gerald Murnane e della messicana Cristina Rivera Garza. Ma in lizza erano dati anche nomi molto più noti al grande pubblico, come Salman Rushdie, Michel Houellebecq, Don DeLillo e Stephen King, ma nemmeno quest'anno il Maestro del brivido è riuscito a fare breccia tra gli accademici svedesi.Lo scorso anno il premio era andato alla scrittrice coreana Han Kang, “per la sua intensa prosa poetica che affronta le ferite della Storia e mostra la fragilità della vita umana”. Poetessa, scrittrice di racconti e romanziera in attività dalla metà degli anni Novanta, aveva raggiunto la notorietà in tutto il mondo grazie al successo di uno dei suoi romanzi più celebri, La vegetariana, pubblicato assieme agli altri suoi titoli in Italia da Adelphi. Il suo discorso di accettazione del Nobel è stato pubblicato nel piccolo pamphlet Nella notte più buia il linguaggio ci chiede di cosa siamo fatti, uscito ad aprile 2025.Chi è László KrasznahorkaiNato a Gyula, in Ungheria, nel 1954, László Krasznahorkai è considerato uno degli scrittori più significativi della letteratura ungherese contemporanea e anche una delle voce più significative di un sentimento europeo moderno. Il suo stile complesso e i suoi temi imbevuti di densità esistenzialista (tra le sue influenze soprattutto Heidegger e Schopenhauer, ma anche l'eredità di certa spiritualità orientale) l'hanno affermato dalla metà degli anni Ottanta, quando iniziano a comparire i suoi romanzi dalla scrittura sperimentale e lisergica, ambientata in paesaggi desolati e decadenti, in cui la realtà si fonde all'allucinazione, sul cui scenario si riflette sul crollo della civiltà, su una spiritualità disperata, sull'isolamento umano e sul confronto tra Oriente e Occidente.Lo scrittore ungherese, László Krasznahorkai, vincitore del premio Nobel per la letteratura 2025, qui ritratto alla Residencia de Estudiantes di Madrid nell'ottobre 2018Carlos Alvarez/Getty ImagesSatantango, il suo romanzo d'esordio apparso nel 1985 (tradotto attualmente in Italia da Bompiani come molti altri suoi titoli), è per esempio ambientato in un villaggio rurale ungherese in rovina, in cui l'arrivo di una specie di falso poeta illude i disperati abitanti di una parvenza di salvezza. Altrettanto nota è l'opera successiva Melancolia della resistenza (1989), che parla di una cittadina sorpresa dall’arrivo di un circo misterioso e inquietante, ma soprattutto dall'apparizione di un’enorme balena imbalsamata, simbolo di una minaccia incombente. La sua produzione, che si fa via via più rarefatta, è sempre incentrata su temi ricorrenti, quasi ossessivi: Guerra e guerra (1999, ma tradotto in italiano solo nel 2020) è incentrato per esempio su un archivista ungherese che cerca di salvare un manoscritto enigmatico, andando a New York per pubblicarlo online; Il ritorno del barone Wenckheim (2016, da noi nel 2019), si concentra sul ritorno a casa di un aristocratico decaduto, visto più dagli occhi deformati altrui che nella verità della sua anima.László Krasznahorkai, i 5 libri per conoscere il premio Nobel per la letteratura 2025Gallery3 Immaginidi Federico VergariGuarda la galleryTutta la realtà, in Krasznahorkai, è un palcoscenico esploso, grottesco, abitato da contraddizioni che sono etiche, politiche, umanissime e che al tempo stesso permettono o promettono una vitalità insperata, strenua, irrinunciabile. La sua stessa vita è lo specchio di un approccio refrattario ma consapevole: estremamente riservato, rilascia poche interviste, la maggior parte delle quali riflessive ed ermetiche. Ha vinto numerosi riconoscimenti in patria e all'estero, in particolare il Man Booker Prize nel 2015, ma ha sempre dimostrato un atteggiamento piuttosto distaccato nei confronti della fama e dell'affermazione intellettuale. Curioso della narrazione attraverso diversi mezzi, ha collaborato a lungo col regista ungherese Béla Tarr, firmando la sceneggiatura di cinque film, un paio dei quali tratti dai suoi stessi libri. Il riconoscimento dato dal Nobel oggi arriva quasi a compimento di una carriera venata da pessimismo e disillusione, ma anche radicata nella profonda convinzione che la letteratura, nei suoi meandri immaginifici e contraddittori, possa essere lo strumento estremo per vincere la disgregazione e il caos.