Il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, ha approvato l’emendamento alla revisione del regolamento Ocm (Organizzazione comune mercati), che mirava a vietare l’uso di termini come “burger”, “salsiccia”, “bistecca” o “escalope” per i prodotti vegetali. L’approvazione sovverte l’attuale impostazione proposta dalla Commissione europea, che già prevede la riserva di alcune denominazioni specifiche di carne — come “pollo”, “manzo”, “prosciutto” o “bacon” — ma non include termini generici o descrittivi. In sostanza, la normativa vieterà etichette come “burger vegetale”, “salsiccia vegana” o “steak plant-based”, a difesa di tradizioni, valori commerciali e per una corretta informazione del consumatore.
La decisione chiude un capitolo aperto mesi fa, quando la Commissione Agricoltura aveva approvato l’emendamento con 33 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astensioni. Da allora il dibattito ha spaccato partiti, associazioni e imprese, richiamando precedenti analoghi come la votazione del 2020, quando l’Europarlamento aveva bocciato una proposta quasi identica, passata alla cronaca come “veg burger ban”.
Per i sostenitori del provvedimento, il dibattito verteva su una questione di trasparenza e correttezza: i termini legati alla carne avrebbero una valenza identitaria che non può essere estesa a prodotti di natura diversa. Nel dibattito in Commissione, diverse associazioni agricole e organizzazioni di settore, tra cui Farm Europe e Eat Europe, avevano sostenuto la proposta parlando di un passo necessario per difendere la chiarezza del mercato e la reputazione del comparto zootecnico. La misura viene letta anche come parte di un più ampio tentativo di rafforzare la posizione dei produttori agricoli nella filiera alimentare europea, in un momento in cui il settore chiede maggiore riconoscimento e protezione.












