L’hamburger vegetariano torna sulla graticola del Parlamento europeo. L'Eurocamera ha dato il via libera alla modifica di un regolamento che chiede di vietare l’utilizzo di nomi come “burger”, “salsiccia” o “scaloppina” per i prodotti che non contengono carne. Si tratta di una misura fortemente voluta dagli allevatori, ma contestata dalle aziende e dai distributori che vendono cibo vegano e vegetariano, la cui diffusione è in costante aumento per varie ragioni. Il voto, comunque, non è definitivo perché dovrà ottenere anche il via libera dei governi.

«Una bistecca è carne, punto e a capo», sostiene l’eurodeputata francese Céline Imart, esponente dei Repubblicani, autrice dell’emendamento che il mese scorso aveva già ottenuto il via libera della commissione Agricoltura e che ora ha superato anche l'esame dell'Aula. «Le parole hanno un senso – ha aggiunto –. Una bistecca, una salsiccia o una scaloppina sono prodotti di origine animale. È inaccettabile che delle alternative vegetali o di laboratorio si approprino di questi termini per confondere i riferimenti dei consumatori e trarre profitto dal lavoro degli allevatori».

Non è la prima volta che il Parlamento europeo prova a modificare le norme per l’etichettatura degli alimenti in questo senso. Nel 2017, una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che i prodotti a base vegetale del settore lattiero-caseario – come le bevande a base di soia e avena - non possono essere venduti con la denominazione di latte, burro o yogurt e infatti la vecchia dicitura è ormai scomparsa. Sulla scia di questo verdetto, l’Eurocamera aveva votato nel 2020 un regolamento per introdurre il divieto di usare i termini hamburger, salsiccia eccetera per i prodotti che non contengono carne, ma la proposta era stata respinta. Dopodiché, nell’autunno dello scorso anno, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha bocciato la normativa francese che aveva introdotto questo divieto su scala nazionale, fermando così l’adozione di provvedimenti simili da parte di altri governi. Ora l’Eurocamera, grazie anche a una maggioranza diversa rispetto a cinque anni fa, ha riaperto la partita.