di Serena Palumbo
Un emendamento approvato da Strasburgo vieta anche espressioni quali «uovo vegetale» e «salsiccia di tofu». No, poi, ai termini associati al mondo carne per descrivere alimenti «green»
«Burger», «salsiccia», «bistecca»: sono questi i principali termini che, stando a quanto approvato dal Parlamento europeo con l’emendamento alla revisione del regolamento Ocm (Organizzazione comune mercati), non potranno più essere utilizzati per la denominazione di prodotti a base vegetale. Il divieto, sancito a Strasburgo, aumenta così le già vigenti «restrizioni lessicali» imposte della Commissione europea, che prevede il non accostamento di parole come «pollo», «manzo», «prosciutto» o «bacon» ad alimenti di natura vegetale. Una riserva, dunque, per 29 termini specifici, senza (almeno fino a oggi) l’inclusione quelle di «uso generico». Ma ecco che, da ora, etichette come «salsiccia vegana», «burger vegetariano» o «steak plant-based» saranno proibite. Le ragioni sono principalmente due: la difesa dei consumatori e la salvaguardia delle tradizioni. Ma se molti sottolineano la necessità di questa decisine, tanti altri ne chiedono la revoca. Questo perché il provvedimento appena raggiunta è solo l’apice di una discussione aperta mesi fa, quando la Commissione Agricoltura aveva approvato l’emendamento. Votazione che, a sua volta, aveva alimentato un dibattito tra partiti, associazioni e imprese, ognuna con le proprie idee. Da un lato, chi sosteneva la necessità del divieto (come le imprese), inneggiava alla chiarezza del mercato e alla reputazione del comparto zootecnico. Dall’altro, chi invece chiedeva il no all’applicazione (come le associazioni vegetariane o vegane), sottolineava l’assenza di un possibile «inganno» dell’acquirente nell’utilizzo di termini come «burger vegetale» o «salsiccia vegana». In ogni caso, però, l’emendamento approvato in ora Aula si muove in una direzione in contrasto con quello pronunciato in precedenza. Questo perché la Corte di giustizia dell’Unione europea nell’ottobre 2024 aveva stabilito che, in assenza di una definizione legale a livello europeo, gli Stati membri non possono vietare termini generici per prodotti vegetali, a patto che l’etichettatura non sia ingannevole. La versione votata dal Parlamento, dunque, estende il campo d’applicazione del divieto. Ed ecco che ora spetterà al tavolo negoziale tra Parlamento, Consiglio e Commissione stilare una versione finale del testo, stabilendo anche tempi e modalità di applicazione.











