Ci sono giorni in cui il dolore per un animale malato o la sua perdita diventa così forte da rendere impossibile restare alla scrivania come se nulla fosse. Oggi, grazie a una proposta di legge all’esame della Camera, questa realtà emotiva potrebbe finalmente trovare un riconoscimento giuridico: permessi retribuiti per i lavoratori che devono accudire il proprio compagno a quattro zampe o affrontarne il decesso. Si tratterebbe di un passaggio storico. Un tassello che colma un vuoto normativo lasciato finora alle sole interpretazioni della giurisprudenza e che sancisce, anche nel diritto del lavoro, ciò che ormai è evidente nella vita di milioni di famiglie: cani e gatti non sono “oggetti”, ma parte della famiglia.
Dalla sentenza alla legge
La svolta era cominciata nel 2018, quando la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15076, aveva riconosciuto che un dipendente potesse assentarsi dal lavoro per assistere un animale malato, purché ci fosse una certificazione veterinaria e nessun altro in famiglia potesse occuparsene. Un’interpretazione allora considerata innovativa: la Corte aveva infatti incluso l’assistenza a un animale nel concetto di “gravi motivi personali e familiari”. Oggi la proposta di legge mira a fare un passo in più, introducendo un diritto scritto e uniforme: fino a tre giorni di permesso retribuito in caso di morte dell’animale familiare e otto ore all’anno per visite o cure veterinarie urgenti, sempre con certificazione veterinaria.






