Per la seconda volta, i familiari sono pronti a chiedere che si indaghi più a fondo. Perché sono convinti che Igor Squeo, 33 anni, non sia morto semplicemente a causa dell'abuso di cocaina, ma per ipossia. Nuova richiesta di archiviazione da parte della procura milanese sul caso del giovane che ha perso la vita nel giugno del 2022 durante un intervento della polizia nel suo appartamento di Milano. "Rendere pubbliche le foto del corpo è stata una decisione dolorosa", ha detto la mamma Francesca Pisano al quotidiano Domani. "Ma dopo oltre tre anni di inerzia da parte delle istituzioni non abbiamo avuto scelta. Spero che questo possa aiutarci a ottenere la verità sulla morte di mio figlio". Dopo una prima richiesta del pm Francesco De Tommasi di archiviare il fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti nell'estate del 2024, la famiglia era riuscita a ottenere tramite la legale Ilaria Urzini altri sei mesi di indagini. Indagini che ora hanno portato gli inquirenti alla stessa conclusione della volta precedente. "La seconda richiesta di archiviazione ricalca la prima e non ha risposto in minima parte alle perplessità sollevate dalla difesa sull'ipotesi di decesso alternativa, ossia quella derivante da insufficienza respiratoria", afferma la legale. In sostanza, "è stata ignorata la richiesta della difesa di un approfondimento autoptico in contraddittorio". A quanto emerso dalle indagini, infatti, il giovane sarebbe morto per un arresto cardiocircolatorio causato dall'abuso di sostanze stupefacenti. Un'ipotesi che non trova riscontro nelle consulenze disposte dai familiari, per i quali si tratterebbe invece di una morte per ipossia. "Quando ho visto il corpo di mio figlio in ospedale - ha detto la madre al quotidiano -, era conciato da buttar via, naso rotto, testa rotta, mani rotte, buchi strani, lividi ovunque". Per i consulenti di parte, tra cui anche il professor Gaetano Thiene, che si era occupato anche del caso di Federico Aldrovandi, il tipo di infarto avuto da Squeo non corrisponderebbe a quello legato all'uso di sostanze. Gli agenti intervenuti nell'appartamento quella notte per una lite sostengono che Igor si trovava in stato di forte agitazione e che brandiva un coltello. Per questo avrebbero estratto un taser per poi bloccarlo e ammanettarlo in posizione laterale di sicurezza, finché il medico non gli ha somministrato un calmante. Una versione discordante con quella dei soccorritori, come emerso dalle indagini difensive. Squeo sarebbe stato tenuto in posizione prona, con il volto schiacciato contro il pavimento. La richiesta della famiglia è quindi quella di rifare l'esame autoptico, completo di esami che sarebbero stati omessi nella prima autopsia, come gli istologici e le tac. La legale Urzini ha ora un mese di tempo per opporsi nuovamente alla richiesta di archiviazione. Poi la parola passerà a un gip. "Pretendiamo verità e giustizia per Igor Squeo", ha commentato la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi, che ha presentato un'interrogazione urgente ai ministri dell'Interno, della Salute e della Difesa. "Archiviare l'ennesimo caso è inaccettabile. Intollerabile che un'altra madre sia costretta a mostrare le foto del corpo martoriato del proprio figlio di fronte all'inerzia dello Stato. Ci sono ben tre nostre interrogazioni per sapere se durante quell'intervento sia stato usato il taser, se siano state rispettate le regole, se sia stata praticata la cosiddetta 'manovra Floyd'. Non si può morire così, sotto custodia dello Stato. Chiediamo sia vietato il taser, il governo Meloni smetta di difendere quest'arma letale e faccia immediata chiarezza".