Da sabato 4 ottobre Anan Yaeesh, cittadino palestinese detenuto nel carcere di Melfi, ha iniziato uno sciopero della fame. Lo ha fatto – spiega il Comitato Free Anan – “in solidarietà con le mobilitazioni italiane per la Palestina, in particolare con quella di Roma dello stesso giorno, quando oltre un milione di persone è sceso in piazza contro il genocidio del popolo palestinese, e per riaffermare i propri diritti violati”. Un processo che, come denuncia l’avvocato Giuseppe Romano dei Giuristi Democratici, “è un vero e proprio processo alla resistenza palestinese in Cisgiordania”.
Yaeesh è una figura conosciuta in Palestina: da adolescente, dopo aver perso la fidanzata uccisa da un soldato israeliano, decise di unirsi alla lotta politica e militare della Resistenza. “È accusato di essere un membro attivo della resistenza palestinese in Cisgiordania, in particolare nella città di Tulkarem da cui proviene”, ha spiegato l’avvocato Flavio Rossi Albertini del Foro di Roma, che fa parte del Collegio di difesa.
Dopo anni di detenzioni, torture e tentativi di assassinio da parte di Israele, Yaeesh lasciò la Palestina nel 2013, trovando rifugio in Europa e infine in Italia, dove gestiva un piccolo ristorante a Mestre. “Signor Giudice, in passato sono stato sottoposto decine di volte alla tortura. Sono stato vittima di tentati assassinii da parte di Israele, in Palestina e all’estero. Nel mio corpo vi sono 11 proiettili e oltre 40 schegge, non ho un osso che non sia stato rotto”, ha raccontato Yaeesh in una dichiarazione spontanea in aula. Quando Israele ha chiesto la sua estradizione, il governo italiano ha immediatamente accolto la richiesta. È stata poi la Corte d’Appello a fermare tutto, riconoscendo che in caso di consegna a Israele avrebbe subito torture e trattamenti disumani, come documentato ampiamente dall’Ong Addameer e dalle testimonianze dei prigionieri politici palestinesi.













