Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 16:58
Grida di “vergogna”, “Palestina libera” e “ora e sempre resistenza” hanno accolto a L’Aquila la sentenza che condanna il palestinese Anan Yaeesh, accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale, a 5 anni e sei mesi di carcere. Assolti gli altri due imputati, i palestinesi Ali Irar e Mansour Doghmosh. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre, già in custodia cautelare dal 2024, vivono in Italia da tempo e non hanno mai creato particolari problemi nel nostro Paese.
L’inchiesta, nata a seguito di una richiesta di estradizione avanzata dallo Stato di Israele per il solo Yaeesh e non accolta dall’Italia, ha documentato un’attività di raccolta di fondi per la Brigata di Tulkarem, per le Brigate dei Martiri di Al Aqsa e per altre brigate della Cisgiordania, almeno in parte riconducibili a Fatah, il partito nazionalista laico che guida l’Autorità nazionale palestinese, ma inserite anche dall’Unione europea nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. In alcune intercettazioni si parla di “fucili”. I tre sono difesi dagli avvocati Pamela Donnarumma, Ludovica Formoso e Flavio Rossi Albertini.











