di

Paolo Foschini

Dal 2024 l'Italia è «l'unico Paese europeo senza una misura di reddito minimo rivolta a tutti i poveri in quanto tali e non solo ad alcune categorie». È quel che si legge nel «Rapporto sulla povertà» presentato dalla Caritas: la misura introdotta dal governo Meloni al posto del Reddito di cittadinanza ha ridotto «i beneficiari del 40-47%, senza migliorare l'efficacia nel raggiungere i più fragili».

A quasi due anni dalla sua introduzione da parte del governo Meloni l'Assegno di inclusione - secondo la Caritas - si è rivelato non solo discriminatorio ma anche fallimentare: perché taglia fuori quasi metà dei poveri, rispetto a quelli che prima potevano contare sul Reddito di cittadinanza, e perché fa dell'Italia «l'unico Paese europeo senza una misura di reddito minimo rivolta a tutti i poveri in quanto tali e non solo ad alcune categorie». È quel che si legge nel Rapporto Caritas sulla povertà, presentato con la partecipazione del presidente nazionale mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, secondo cui la misura adottata dal Governo nel gennaio 2024 per sostituire il Reddito di cittadinanza ha ottenuto questo risultato: «Una contrazione della platea dei beneficiari del 40-47%, senza che questo abbia migliorato l'efficacia nel raggiungere i più fragili». E il motivo, scrive la Caritas, è che la riforma ha in effetti rappresentato un cambio di approccio radicale: dal principio universalistico dell'aiuto a tutti i poveri a un approccio categoriale, riservato solo ad alcune tipologie familiari. Il quasi dimezzamento della platea dei beneficiari è dovuto al fatto che l'Adi esclude molte famiglie in età da lavoro senza figli, lavoratori poveri, stranieri e nuclei residenti nel Centro-Nord. In particolare le famiglie straniere - pur con un allentamento del requisito di residenza - risultano ulteriormente penalizzate dalla nuova scala di equivalenza. Si poteva fare diversamente pur volendo risparmiare e magari correggere anche i difetti del Reddito di cittadinanza? Secondo il Rapporto Caritas si poteva eccome: «Una delle strade percorribili per ridurre gli stanziamenti sulla povertà - si legge nel Rapporto - avrebbe potuto essere quella di indirizzare maggiormente il sostegno pubblico verso i più deboli, incrementando la percentuale di poveri tra i beneficiari della misura pubblica e correggendo così i limiti del Reddito di cittadinanza nella capacità di raggiungere gli ultimi». In altre parole, «si sarebbe potuto modificare la misura con un intervento verticale, cioè concentrando le risorse verso i più poveri; al contrario, si è scelto un approccio orizzontale, che ha ristretto la platea con criteri categoriali (presenza di figli minori, di persone con disabilità e non autosufficienza, over 67 anni), indipendentemente dal livello di povertà e lasciando così nuclei fragili scoperti».