Il Rapporto 2025 di Caritas Italiana sulle politiche di contrasto alla povertà in Italia boccia gli strumenti messi in campo dal governo di Giorgia Meloni, accusando le nuove misure di raggiungere meno persone e di aver accentuato le disuguaglianze sociali. Il titolo del rapporto è “Assegno di Inclusione: Un Primo Bilancio” e presenta analisi firmate da Nunzia De Capite, Giulio Bertoluzza, Massimo Aprea, Pietro Galeone, Michele Raitano, Massimo Baldini, Andrea Barigazz, Cristiano Gori e Lucia Mazzuca. Il risultato lascia ben poco spazio all’interpretazione. Col suo rapporto, l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per la promozione della carità parla di “limitato interesse del governo per la lotta alla povertà”. Denuncia le “gravi disuguaglianze” dovute all’introduzione dell’Assegno di Inclusione (Adi), la misura che ha sostituito il Reddito di cittadinanza, e la “debolezza strutturale” del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), l’indennità temporanea legata ai corsi di formazione per coloro che il governo ha dichiarato “occupabili”.
Al centro della critica della Caritas è l’abbandono del principio di universalismo selettivo a favore di una logica categoriale fondata sulla composizione familiare, un unicum nel panorama europeo, dove generalmente i requisiti categoriali sono applicati per prevedere maggiorazioni e non per escludere. Con l’introduzione dell’Adi, invece, l’Italia è di fatto tornata a essere l’unico Paese europeo a non disporre di una misura di reddito minimo rivolta a tutti gli individui poveri in quanto tali, ma solo ad alcune categorie. “Assicurare a tutti i poveri una vita decente non è più considerato compito dello Stato”, denuncia il rapporto, secondo cui “le politiche contro la povertà diventano un sottoinsieme di quelle per la natalità”. L’approccio ha portato a una distorsione dove l’obiettivo primario non è più “assicurare a chiunque cada in povertà il diritto a una vita decente, bensì quello di proteggere le famiglie con figli”. L’analisi lamenta la scelta politica per cui, “di fronte alla riduzione delle risorse, si sarebbe potuto escludere dal sostegno chi povero non è. Si è scelto invece di escludere chi non ha figli minori”. Criterio che “ha introdotto gravi disuguaglianze orizzontali – ovvero trattamenti differenziati di nuclei nelle stesse condizioni di bisogno – generando un unicum nel panorama europeo”.






