Martedì 7 ottobre, “day 2” del Mercato Internazionale dell’Audiovisivo (il “Mia”), giunto a Roma all’edizione n° 11, è stato presentato il “7° Rapporto sulla Produzione Audiovisiva Nazionale”, un dossier di dati promosso dall’Associazione Produttori Audiovisivo Apa, una delle potenti lobby confindustriali del settore, che co-governa (assieme ad Anica) il sistema, in sintonia con la Sottosegretaria delegata la senatrice leghista Lucia Borgonzoni: secondo queste elaborazioni (la cui metodologia permane oscura) l’industria cine-audiovisiva sarebbe in buona, anzi ottima salute. Avrebbe registrato nel 2024 addirittura una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, con un totale di ricavi di 16,3 miliardi di euro. Il rapporto si avvale della consulenza di eMedia, Certa e Fondazione Symbola.
Fin dalle prime edizioni di questo “rapporto”, ho segnalato – anche giornalisticamente – la debolezza metodologica di queste stime, che pure vengono quasi sempre prese per oro colato dalla stampa ed i media (quest’anno, però, rassegna stampa assai modesta), senza che nessuno abbia mai risposto alle domande sulle metodiche adottate per addivenire a queste aritmetiche immaginifiche.
Quel che provoca perplessità è che il rapporto Apa, presentato dalla Presidente dell’associazione, Chiara Sbarigia (che fino a pochi mesi fa era anche Presidente della società pubblica Cinecittà spa, dalla quale si è dimessa su invito del ministro della Cultura Alessandro Giuli, forse resosi conto – tardivamente – del sempre latente conflitto d’interesse) rilancia anche numerologie fantasiose per quanto riguarda la forza-lavoro. Secondo Apa, sul fronte occupazionale, il settore conta (conterebbe!) addirittura 128.185 addetti (utilizzando un indefinito perimetro certo assai “allargato”)…






