Elena Cattaneo, Docente della Statale di Milano e Senatrice a vita
Nel 1988, i giovani ricercatori non trovavano naturale come oggi iniziare da subito a perfezionarsi all’estero: ricordo che gli Stati Uniti erano percepiti come fisicamente lontanissimi, i voli costavano molto di più, come anche mantenere i contatti. C’erano i telefoni pubblici e per chiamare l’Italia dovevi munirti di un secchio di monete da 25 cents che scendevano alla velocità di una ogni 10-15 secondi. Nel mio piccolo, spinta dalla passione per la ricerca, decisi di investire tutto quello che avevo: sposata da poco, col pieno supporto di mio marito, salii su un aereo che mi portava lontano, per fare ricerca al MIT di Boston, nel laboratorio di Ron McKay, pioniere degli studi sulle cellule staminali.
Boston era splendida, l’atmosfera trasmetteva un senso di completa libertà, arricchita da scambi e confronti aperti. Tutto era così intenso da essere, a tratti, disorientante. Ogni volta che, nel corso di trent’anni di ricerca, sono tornata negli Stati Uniti ho provato la stessa gioia nel ritrovare quello spirito di libertà, diversità, opportunità e qualità, che ho custodito e cercato di applicare in ogni contesto, a cominciare dal nostro laboratorio all’Università di Milano.







