Un tentativo di mettere le mani sui lavori per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. È quanto emerge dalle pieghe dell’inchiesta Reset, che ha portato all’arresto di tre persone e a perquisizioni nei confronti di altre quattro. Estorsione aggravata dal metodo mafioso, con l’obiettivo finale di condizionare il tessuto economico e sociale di Cortina d’Ampezzo, approfittando dell’imminente volano olimpico, le contestazioni. Mercoledì mattina, tra Cortina e Roma, i Carabinieri – coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia – hanno eseguito le misure cautelari: uno degli indagati è finito in carcere, un altro ai domiciliari, mentre un terzo ha l’obbligo di dimora a Roma. Secondo le indagini, i tre – in particolare due fratelli romani – sono considerati figure di spicco di un piano criminale a più livelli, che dalle piazze dello spaccio locale mirava a insinuarsi anche nel mondo degli appalti pubblici.
I due fratelli, noti per i legami con l’ala più radicale degli ultras della Lazio e con ambienti della criminalità romana (tra cui il defunto capo ultras Fabrizio “Diabolik” Piscitelli), si sarebbero trasferiti progressivamente su Cortina, presentandosi come emissari della “malavita capitolina”. Le indagini, partite nel 2024 e durate oltre un anno, documentano una strategia in tre fasi: prima il controllo del mercato della droga; poi l’ingerenza nella movida locale; infine il tentativo di accesso agli appalti legati agli eventi olimpici. “Questa è Cortina, qui comandiamo noi” dicevano Leopoldo e Alvise Cobianchi minacciando il gestore di un lovale di Cortina d’Ampezzo per imporre “cocaina, i deejay e le serate” secondo quanto risulta dalle intercettazioni. I due sono accusati, tra gli altri reati, di estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso.









