Il primo atto della seconda scena: cambiare l’insegna. Quella striscia con la scritta rovesciata, per cui il comune passante, a corto di intuizioni di matrice araba o cinese, si arrovellava su “kcePoccarC”, ovvero una cosa illeggibile; e infatti c’erano spesso i capannelli di turisti che, fermi davanti all’ingresso del locale (proprio due passi dal Duomo), si chiedevano «ma come diavolo si pronuncia?».

Carlo Cracco, vicentino, classe 1965, Nel 2000 è approdato qui, nel giro di tre anni è arrivato a due stelle Michelin e da pochi giorni è titolare unico del ristorante in pieno centro, dopo la separazione dai fratelli Stoppani titolari di Peck. Il nuovo corso è iniziato così. E lui, tanto riservato da passare per burbero, adesso, nel suo nuovo ruolo, sembra più rilassato e parla volentieri.

Cracco, come mai tanta fretta per quell’insegna?

«Ma non me ne parli, non la potevo vedere fin dal primo giorno che l’hanno installata. L’aveva voluta a tutti i costi un consulente degli Stoppani, che si era messo in testa di imitare Leonardo: voleva anche che fosse scritta in color seppia, sa, quello dell’inchiostro che si vede sui manoscritti del Maestro... Ma lui era lui. Io che c’entro? Mi sembrava immodesto. E anche un po’ bislacco, francamente».