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Silvia M. C. Senette

La società ha sospeso i rapporti commerciali con Israele, il fondatore Robert Blaas: «Ora la popolazione occidentale si è svegliata eppure nessuna azienda mi ha seguito. I grandi colossi altoatesini hanno paura di perdere qualche percentuale di fatturato»

«Mi danno dell'antisemita, ma io provo vergogna per il nostro governo». Quattro mesi fa l'imprenditore altoatesino Robert Blaas, Ceo e fondatore di Rothoblaas, aveva compiuto un gesto di rottura: sospendere i rapporti commerciali con Israele annunciandolo sui social con un post tagliente. «Non si tratta di una decisione politica, bensì etica e morale, coerente con i valori aziendali di giustizia, equità, responsabilità e rispetto per la dignità umana», aveva dichiarato a luglio il fondatore dell'azienda che si occupa di progettare e produrre strutture per l'edilizia in legno. Una presa di posizione netta, in un panorama di silenzio imprenditoriale, giustificata dal «non poter restare indifferente davanti alle gravissime violazioni dei diritti umani» e dalla convinzione che «il silenzio, di fronte a crimini contro l’umanità, non è mai neutrale». Oggi, di fronte all'escalation delle proteste globali, agli appelli di piazza e all'iniziativa della Flotilla, Blaas non fa dietrofront: l'embargo continua, ma la sua analisi è più cruda e disincantata. «La mia azione aveva generato un acceso dibattito online e raccolto l'apprezzamento di molti. Ma il clamore è stato effimero, senza un seguito concreto».