«Accada quel che accada, i giorni cattivi passano come tutti gli altri», dice il principe di Elsinore. Ed è passata anche la serata – in questo caso buona per chi era presente – dell’inaugurazione della settantesima stagione dello Stabile. Il sipario del Carignano ieri si è alzato su “Amleto” di Shakespeare diretto da Leonardo Lidi, fresco vincitore del Premio Hystrio alla Regia. Proprio la celebre vicenda del Bardo è servita da volano e tra il pubblico si sono visti parecchi giovani, attirati dal personaggio cardine della storia dello spettacolo dal vivo. «“Essere umani” è il titolo del cartellone dello Stabile di Torino, fondato il 27 maggio del 1955 – afferma il presidente Alessandro Bianchi –. Celebriamo questo importante traguardo valorizzando l’eredità del nostro teatro e la sua tradizione, ma guardando anche al futuro con un forte impegno nel dar voce a nuove generazioni di artisti». Tra questi Diego Pleuteri che, a soli 27 anni, ha adattato e tradotto la pièce. «Avere a che fare con un testo come Amleto significa confrontarsi con un “fantasma” stratificato da secoli di messe in scena – spiega –. Il pregio è proprio questo: inserirsi in un rito collettivo e trovare una lingua capace di parlare oggi, popolare e politica insieme». Protagonista del titolo Mario Pirrello, affiancato da Alfonso De Vreese, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Rosario Lisma, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna. «Nonostante la giovane età, Lidi e Pleuteri hanno già dimostrato in diversi progetti il loro talento e il loro affiatamento artistico – dice il direttore Filippo Fonsatti -. Siamo certi che anche in questa occasione sapranno infondere nuova energia e grande coraggio nella rilettura del dramma più celebre del repertorio occidentale». «Un’apertura di stagione così importante rappresenta una celebrazione del passato e al tempo stesso uno sguardo verso il domani: il segno di un teatro che continua a essere luogo di cultura, partecipazione e coesione sociale – afferma Anna Maria Poggi, presidente Fondazione Crt che da anni accompagna e sostiene lo Stabile, di cui è socio fondatore -. Possiamo dire di essere parte della sua storia e dei suoi successi: una storia costruita in settant’anni di eccellenza artistica, attenzione al sociale e ai giovani, e capacità di coniugare qualità e buona gestione». Tra le presenze inaspettate pure il drammaturgo e regista argentino Rafael Spregelburd, assieme all’attrice turca Deniz Özdoğan, la sempre elegante Patrizia Sandretto Re Rebaudengo accompagnata dal marito Agostino, oltre al torinese Michele Di Mauro e alla scrittrice Stefania Bertola. «Amleto è l’essenza stessa del teatro – dice Giulio Base, direttore artistico del Tff –. “Essere o non essere” è l’essenza stessa della vita». «Seguendo le parole di un famoso critico, Shakespeare ha letteralmente inventato l’uomo moderno – aggiunge Andrea De Rosa, regista e direttore artistico Tpe -. Per questo motivo, i suoi testi ci parlano ancora e ci invitano a guardare nelle profondità del nostro animo». Tante le personalità presenti, in rappresentanza della città l’assessora Rosanna Purchia, la Magnifica rettrice Cristina Prandi, il giurista Michele Vietti, il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky accompagnato da Irene, il direttore del Museo del Cinema Carlo Chatrian, il direttore di Piemonte dal Vivo Matteo Negrin, il consigliere d’indirizzo Crt Giampiero Leo, solo per citarne alcune. «È bellissimo essere qui stasera a vedere il classico dei classici, diretto dal bravissimo Leonardo Lidi a settant’anni dalla nascita del Teatro Stabile – dice Giulio Graglia, presidente Tpe -. Rivivere oggi l’Amleto è un’opportunità che ci porta a riflettere sull’importanza del dubbio in un’epoca in cui le certezze sono pericolosamente messe in discussione dall’incedere dei fatti. Shakespeare attuale più che mai, nonostante la tragedia risalga al 1600». La nuova produzione della fondazione torinese sarà replicata nella sala di piazza Carignano fino a domenica 26. “Il resto è silenzio” conclude Amleto. Sipario.