La notizia di qualche giorno fa sull’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, è solo l’ultimo colpo di scena di una delle vicende che stanno assumendo tinte sempre più fosche nell’ambito del giallo del delitto di Garlasco. L’ipotesi di reato formulata dalla procura di Brescia nei confronti dell’ex magistrato è gravissima: avrebbe accettato denaro dai familiari di Andrea Sempio per far archiviare nel 2017 la sua posizione nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.
L’ipotesi di corruzione in atti giudiziari si fonda su alcune intercettazioni ambientali che cristallizzano conversazioni tra Andrea Sempio, attualmente indagato in concorso per l’omicidio della 26enne di Garlasco, e i suoi genitori, su un bigliettino trovato durante una perquisizione, su giri di denaro e prelievi sospetti nonché su cospicue somme prestate alla famiglia dell’indagato dalle zie paterne.
In questi giorni si è molto parlato del fantomatico bigliettino, un appunto scritto a mano da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, su cui sono riportate le parole ”Venditti” “Gip archivia” e “20-30” con il simbolo dell’euro, un foglietto che risalirebbe al 2016, un anno prima dell’archiviazione. A questo proposito il diretto interessato avrebbe dichiarato ai media che si trattava del costo dei bolli per le attività esperite dalla difesa e che il riferimento fosse realmente a 30 o 20 euro mentre il legale di Andrea Sempio, Massimo Lovati, ha riferito che si trattava di un preventivo per le spese legali che quindi sarebbero ammontate a 20.000 o 30.000 euro. Bisogna però chiarire che le indagini della Guardia di Finanza hanno appurato che i soldi prestati dalle zie di Andrea Sempio e i contanti prelevati in diverse tranche dall’indagato e da suo padre ammontano in realtà a somme ben più alte che si aggirano intorno ai 43.000 euro.









