«Oggi vi porto al Sisyphos, a Berlino. Perché è un po’ estremo nella comunicazione, ma solo nel modo in cui vuole far capire che non ci sta a tutto. E quindi non presenta la lineup dei dj, per non farti inseguire la star. E lo dico avendoci suonato e quindi sapendo che è un’esperienza stupenda», dice Lele Sacchi, dj riconosciuto a livello internazionale come uno dei protagonisti della scena elettronica, house e alternativa italiana. «È interessante come idea, ti fidi e punto. Una cosa che si era persa con gli special guest in tour. Qui è più forte dire: “Io vado a ballare là”. Un’altra cosa è che è vietato fare video e foto, per riportare l’attenzione delle persone (abituate a guardare continuamente il telefono) e spingerle a socializzare. Interessarsi al luogo che è bello, girare per le 4 sale (dalla techno più solida alla discohouse all’elettronica). Prima aveva strutture steampunk gotiche, ora è più colorato e circense. Con il giardino enorme per star fuori anche solo a chiacchierare. Chi ci trovi? Una comunità internazionale fortissima. Ma non è detto che ci entri: c’è ovviamente una certa selezione, necessaria per garantire protezione e libertà di non essere giudicati. Altra cosa che mi piace è che il dj non sta su un palco, deificato: la console è ad altezza folla, al Sisyphos la star è il pubblico, la gente ti stringe la mano o ti bacia...».