«È qui la festa?», cantò la prima volta Jovanotti mentre veniva giù il Muro di Berlino. I party si svolgevano in discoteca, al buio, di notte. I telefoni riposavano a casa, di videocamere neanche l’ombra. Non c’era il web, figuriamoci i social. Fa effetto, a distanza di quasi quarant’anni, vedere Lorenzo Cherubini ospite a sorpresa di m2o Morning Club, progetto diurno della radio diretta da Albertino. In console con lui e i Parisi, duo di talentuosi dj e producer salernitani. Tutti insieme, qualche settimana fa, come vecchi amici. Alla Fabbrica del Vapore, una delle roccaforti milanesi di questa avanguardia, per diverse settimane la domenica mattina è andato in scena il dj set più affollato. I ventenni della Generazione Z, ma anche i trenta-quarantenni, si sono ritrovati per ballare davanti a un caffè o a un aperitivo. Di giorno, quando i clubber tradizionali si rilassano con l’after party.Il soft clubbing, nuovo corso della musica elettronica, sta sostituendo la vecchia liturgia della notte. Si balla all’ora di colazione, appena svegli, con un occhio alla scena di Amsterdam e Berlino. Sulla scia del successo dei mesi scorsi - all’evento gratuito al termine della Design Week hanno partecipato in 10 mila - in molti scommettono sul bis. Intanto, in vista dell’estate, in giro per la Penisola le iniziative si moltiplicano. E ora che la festa fiammeggia dappertutto il brano di Jovanotti suona come una profezia.Per esempio, Cosmo per il suo primo Matinée Tour del nuovo album “La fonte” ha scelto di fare concerti intorno all’alba. Il fenomeno ha molte spiegazioni. Risponde alla maggior esigenza di sicurezza, tiene conto dell’età media crescente dei grandi dj e della voglia di ballare degli ex giovani.L’Italia non ha mai ballato così tanto. E anche se la discoteca tradizionale è in crisi, nove italiani su dieci continuano a uscire la sera e la notte. L’ultimo rapporto Silb-Fipe/Censis, “Il futuro del popolo della notte”, registra il cambiamento: non esiste più un rito collettivo dominante, oltre la metà degli italiani alterna luoghi diversi. Tra cocktail bar, festival, concerti, dj set, spiagge urbane, locali ibridi, eventi temporanei. Il ballo è uscito dal club, esplodendo nello spazio urbano. E la politica se n’è accorta: il concerto pomeridiano di Charlotte de Witte, ad aprile, ha fatto impazzire Genova. Le immagini della dj belga e della sindaca Silvia Salis in versione clubber hanno fatto il giro del mondo.Anche i festival sono protagonisti di questa trasformazione. Kappa FuturFestival (3-5 luglio) e Club To Club (29 ottobre-1 novembre) a Torino, Spring Attitude (29-30 maggio) e Dissonanze (12-13 settembre) a Roma. E tanti altri, a dimostrare che l’organizzazione del tempo è cambiata. «Quindici anni fa, all’epoca della mia serata elettrica all’Akab (storica discoteca romana, ndr), pensare di fare una festa di pomeriggio era quasi avantgarde. Oggi funzionano tantissimo», afferma Andrea Esu, fondatore e direttore artistico di Spring Attitude, uno dei festival di riferimento della scena. Il 29 e 30 maggio, alla Nuvola dell’Eur saliranno sul palco, tra gli altri, Nu Genea, Nathy Peluso, Motta, Okgiorgio, Yousuke Yukimatsu. «Dopo il Covid il mondo del clubbing è migliorato», continua Esu: «I ragazzi creano nuovi brand di feste e serate con una direzione artistica attenta. Tornano alla disco music e al funk, scelta niente affatto scontata. Guardano ai festival internazionali che dettano la tendenza come il Dekmantel, in Olanda, tengono d’occhio le “boiler room” in streaming. Hanno una visione digitale del dj set».Il ragionamento, dunque, va allargato. Per i giovani i social network hanno sostituito una delle funzioni storiche della discoteca: creare relazioni. Il locale diventa la materializzazione fisica di community esistenti, l’esperienza deve essere instagrammabile. Intanto si fa strada la critica alla mercificazione del clubbing. Una parte della scena indipendente contesta la trasformazione della cultura elettronica in industria globale dominata da megafestival. «Le discoteche nascono buie, con il dj invisibile e luci sulle persone che ballano guardandosi. Poi le luci sono finite sui dj e ora le persone hanno smesso di ascoltare, guardano il palco, come a un concerto. Quello spostamento di sguardo dalle persone al palco è stato il passaggio da comunità a prodotto», riflette Andrea Lai, giornalista e direttore creativo di Egaworldwide, società che organizza eventi. Trent’anni fa Lai diede vita ad Agatha, serata simbolo della club culture alternativa romana, nel centro sociale Brancaleone. Chi la inventò e portò avanti insieme a lui, Riccardo Petitti, è scomparso nel 2014. Lai racconta senza nostalgia la parabola di quell’amicizia e la comune esperienza nel memoir “Un pubblico meraviglioso” (Milieu Edizioni, pp. 176; € 16,90). Dieci formidabili anni, tra il 1996 e il 2006. Oggi l’autore di fronte alle nuove tendenze resta perplesso. «Il soft clubbing è solo un prodotto in deroga. Deroga al valore sociale della festa e alle norme di sicurezza. Le stesse che portano alla chiusura del club. Ma se organizzi una festa in una macelleria o in un bar le stesse norme non valgono. Interessante, no?», conclude il cofondatore di Agatha, che scommette sulle iniziative dal basso: «Ci sono realtà grandi e piccole, legali e illegali che lavorano nell’underground e sono meno centrate sul profitto. A loro appartiene il futuro della club culture».Intanto i festival conquistano la scena. E talvolta diventano prodotti da esportazione. Quest’anno il Kappa FuturFestival si svolgerà, oltre che al Parco Dora di Torino con una line-up stellare (Four Tet, Charlotte de Witte, Peggy Gou, Chris Lake e tanti altri), per la prima volta anche in Messico. Un’edizione internazionale, il 13 e 14 novembre, nel Fundidora Park di Monterrey. «Nel 2012 il Kappa FuturFestival diede vita a un evento diurno dedicato alla musica elettronica. All’epoca sembrava un’anomalia», afferma Gabriella Botte, responsabile relazioni esterne e sostenibilità di Movement Entertainment, la società che organizza i festival: «L’idea era recuperare lo spirito originario della scena di Detroit, dove la musica elettronica è nata». Oggi il Kappa FuturFestival è uno dei più importanti appuntamenti e ogni anno ospita oltre 130 artisti, con una proposta molto variegata. Che non dimentica le radici: «La scena del clubbing underground resta fondamentale: è lì che nascono nuovi artisti e nuovi linguaggi musicali», conclude Botte. E così il cerchio si chiude.
Addio notte, si balla di giorno. La lunga estate dei festival
Le discoteche sono in crisi. Ma gli italiani, della Generazione Z e meno giovani, non hanno mai danzato così tanto. Il nuovo clubbing prospera tra feste, caffet
Il soft clubbing — eventi di musica elettronica in orario diurno — si afferma in Italia come formato dominante, con picchi da 10.000 presenze e festival come Kappa FuturFestival che esportano il modello in Messico. I social network hanno sostituito la discoteca come luogo di costruzione di community, trasformando l'evento fisico in materializzazione di gruppi già esistenti online: un pattern rilevante per chi progetta esperienze ibride digitale-fisico.









