C’era una volta il rito del “fare serata”. Ci si teneva svegli a suon di shot fino a mezzanotte, si entrava nei locali dopo code infinite (spesso senza giacca, per non pagare il guardaroba) e si rientrava a casa solo all’alba, dopo mix improbabili di cocktail e un’obbligatoria sosta colazione, che variava dal cornetto con la cioccolata all’hamburger del fast food. Finché, a un certo punto, si ammetteva di “non avere più l’età” per ridursi così e si accettava serenamente il pigiama alle dieci. Contrordine: nell’epoca del wellness e della sobrietà, la cultura dei club resiste, ma sotto la luce del sole. Benvenuti nell’era del soft clubbing, dove si balla sotto cassa alle dieci del mattino.
Cos’è il soft clubbing
Il tradizionale mondo delle discoteche e della musica elettronica è drasticamente cambiato negli ultimi trent’anni e si è dovuto reinventare. Così, da qualche anno, si parla di “brunch rave”, “day party” o “morning rave” e, più in generale, di “soft clubbing”. Il cambiamento più evidente è nella fascia oraria: domenica mattina anziché sabato sera. O nel pomeriggio, ma con la certezza di essere a letto presto. Ma non è l’unica differenza: l’atmosfera è la stessa, lo spirito no. Si balla, certo, tra musica house, techno e dj set, ma senza i lati distruttivi, cioè la presenza di alcol e droghe, specialmente nel caso dei rave.






