PADOVA - Gli sguardi sono impenetrabili, ma dentro i loro cuori si mescolano almeno tre sentimenti. La gioia per l'arrivo a Padova, lo strazio per la situazione a Gaza, la paura per il destino della propria famiglia. Ieri mattina sono entrati per la prima volta a Palazzo Bo il professor Sabra Mahmoud e la studentessa Ayah Altarhawi, arrivati in città grazie ad un corridoio umanitario aperto per i palestinesi in fuga dalle bombe. Lui, 49 anni, con un contratto di ricerca al Dipartimento di economia. Lei, 21 anni, con una borsa di studio per frequentare le lezioni di "Italian medieval renaissance". Quando la ministra Anna Maria Bernini ha chiesto se fossero convinti di presentarsi davanti alla stampa, l'hanno guardata negli occhi e non hanno avuto dubbi. «Sì» ha risposto subito Sabra. «Ne ho bisogno» ha aggiunto Ayah. E allora eccoli qui, nell'aula dell'Archivio antico, con il cuore colmo di emozioni contrastanti.
Bernini, ministra dell'Università, è la prima a prendere la parola. «Quest'opportunità è bellissima - racconta -. Siamo riusciti a portare in Italia un gruppo che ha aperto il primo corridoio umanitario d'Europa in ambito universitario. Il Ministero con la Conferenza dei rettori e con le Università ha condiviso la scelta di mettere a disposizione borse di studio con vitto e alloggio. Complessivamente sono interessati 15 atenei tra cui appunto Padova. Sono andata personalmente a prendere il gruppo ad Amman, in Giordania. Viaggiavano da tre giorni, erano stremati ma felicissimi. La Palestina deve avere un suo Paese e il modo migliore per aiutare questo popolo è fare azioni concrete». Mentre parla guarda il professore palestinese e poi sorride: «Qui stiamo maneggiando emozioni...». La rettrice Daniela Mapelli evidenzia le «azioni concrete di collaborazione» e spiega: «Accogliamo docenti e studenti che non possono formarsi e lavorare nel loro Paese. Ci troviamo di fronte storie strazianti, le loro università sono chiuse o addirittura distrutte. Ora ci aspettiamo altri studenti. Ne abbiamo già selezionati cinque, è arrivata la prima e nelle prossime settimane attendiamo gli altri. Se poi potranno arrivarne altri ancora, aggiungeremo fondi per le borse di studio. Il problema è riuscire a farli arrivare, perché noi fino all'ultimo non sappiamo chi riesce a salire sull'aereo».








