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7 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 11:44

E’ possibile raggiungere un’età estremamente avanzata senza che il cervello necessariamente inizi a perdere colpi o che le consuete malattie di accumulino. Ne è stata una prova vivente Maria Branyas Morera, la persona più anziana del mondo che, prima di morire l’anno scorso, aveva soffiato ben 117 candeline. Ora un team di medici dell’Istituto di ricerca spagnolo Josep Carreras ha eseguito una serie completa di esami, scoprendo che, sebbene il suo corpo mostrasse chiari segni di estrema vecchiaia, una serie di fattori biologici l’hanno protetta da quelle malattie che normalmente affliggono le persone negli ultimi anni della loro vita. I risultati delle analisi dei ricercatori spagnoli sono stai pubblicati sulla rivista Cell Reports Medicine. “La regola comune è che invecchiando ci ammaliamo di più, ma lei era un’eccezione e volevamo capirne il motivo”, racconta Manel Esteller del Josep Carreras Leukemia Research Institute di Barcellona. “Per la prima volta, siamo riusciti a distinguere l’essere anziani dall’essere malati”, aggiunge. Negli anni precedenti la sua morte, Branyas ha invitato i medici a studiarla per scoprire perché avesse raggiunto un’età così avanzata. Nata a San Francisco nel 1907, Branyas si è trasferita in Catalogna nel 1915 ed è sopravvissuta a due guerre mondiali, alla guerra civile spagnola e alla pandemia di Covid, guarendo dal virus alla veneranda età di 113 anni.