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Ultimo aggiornamento: 11:41

Non è solo una questione estetica: un collo più largo del normale può diventare un indicatore silenzioso di problemi di salute. Diversi studi recenti hanno infatti messo in evidenza che una circonferenza del collo superiore a 43 centimetri negli uomini e 41 nelle donne si associa a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari, ipertensione, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e apnee ostruttive del sonno.

Tradizionalmente gli indicatori più usati per stimare il rischio metabolico e cardiovascolare sono l’indice di massa corporea (BMI) e la circonferenza addominale. Negli ultimi tempi però i ricercatori hanno acceso i riflettori su un nuovo parametro: le dimensioni del collo, considerate un indice semplice e affidabile dell’accumulo di grasso viscerale nella parte superiore del corpo. In altre parole, non conta solo il peso: avere un collo corto e tozzo si è rivelato un fattore predittivo di disturbi respiratori durante la notte, con ricadute importanti sul benessere diurno e sulla salute cardiovascolare.

Sulla stessa linea il professor Pier Luigi Rossi, docente di Scienza dell’alimentazione all’Università di Siena, medico specialista in Igiene e medicina preventiva, che sottolinea come collo e addome siano due sedi anatomiche particolarmente sensibili all’accumulo di grasso: “Russare è una patologia, non solo un rumore fastidioso. Quando si aumenta di peso, il collo è una delle prime zone in cui si deposita il grasso. Ma è anche la parte da cui, con una corretta alimentazione, si può cominciare a dimagrire più facilmente. Allo stesso tempo, l’addome in eccesso comprime il diaframma e peggiora la respirazione notturna”. Un indizio utile, aggiunge Rossi, è osservare la fossetta alla base del collo: “Se non si vede più, è segno che c’è un accumulo di tessuto adiposo o un problema tiroideo, come il gozzo”.