13 ottobre 1820, alla signora Teresa Marchionni. «Mia cara Gegia, giudica dell’infinito dispiacere che m’accora: dopo essermi tanto lusingato di passare a Brescia, nel nostro ritorno da Venezia, tutt’in un tratto per affari premurosi il conte Porro ha dovuto da Mantova recarsi direttamente a Milano; ed essendogli io necessario, è convenuto ch’io lo seguissi. Aggiungi a ciò il dolore che ho provato nell’intendere (appena arrivato a Milano) che il nostro povero Maroncelli era stato arrestato. Il mio arrivo fu domenica, e Maroncelli era stato arrestato venerdì. Sapendo che questo giovine è incapace di male azioni, ho subito cercato di sapere se mai fosse stato in qualche rissa, e se questo arresto fosse di poca conseguenza; ma nulla ho potuto rilevare, se non che egli aveva scritto a Bologna una lettera la quale fu Ietta dalla polizia, e che per ciò era posto in prigione.]..] Compiangimi, compiangimi, mia buona arnica! io non sarò mai felice! Ogni speranza di bell’avvenire svanisce, e quanto più mi vedo nell’impossibile di superare i crudeli decreti che mi separano da te, tanto più sento ch’io t’ amo, e che senza di te la mia vita non ha che amarezza».
«Mia cara Gegia, non sarò mai felice»: l’ultima lettera d’amore di Silvio Pellico prima dell’arresto
Poche ore prima di essere arrestato dagli austriaci per la sua attività nella Carboneria, Silvio Pellico scrive alla donna che amava. Una lettera struggente, inedita e piena di rimpianto







