Omicidio Papadia, nel portafoglio di Gianluca la lettera della moglie strangolata
martedì 17 marzo 2026 di Ilaria Bosi
SPOLETO - Un’ultima disperata dichiarazione d’amore, pur nel racconto di una storia tormentata e a quanto pare giunta al capolinea già diverse settimane prima del tragico epilogo. A scriverla di proprio pugno, a fine gennaio 2025, è Laura Papadia, la 36enne palermitana strangolata il 26 marzo scorso dal marito reo confesso, Nicola Gianluca Romita. Il processo per omicidio volontario aggravato a carico dell’agente di commercio si è aperto ieri in Corte d’Assise e a trovare quella lettera, rimasta finora inedita, era stata la polizia al momento dell’arresto.
Romita la custodiva nel portafogli, scagliato insieme ad altri effetti personali contro gli agenti intervenuti sul Ponte delle Torri per farlo desistere dall’annunciata volontà di suicidarsi. Era stato lo stesso 48enne, quando il cadavere della moglie non era ancora stato scoperto, a telefonare al 112, minacciando il gesto estremo. Tra i primi testimoni sentiti ieri, la poliziotta del commissariato di turno in sala operativa, che riuscì a tenere al telefono l’uomo per circa un’ora e 40 minuti, mentre i colleghi della volante lo avevano raggiunto sul Ponte. «Romita - ha raccontato - alternava pianti e urla a momenti di calma. Ebbi l’impressione che non fosse sincero». Disse anche di aver «combinato un casino», accennandole i problemi con la moglie, dovuti anche al desiderio di quest’ultima «di avere un figlio», mentre lui ne aveva già due da precedenti relazioni e non ne voleva un altro.








