"Questo, per me, è un giorno molto doloroso.
In questo momento stanno chiedendo di uscire al carcere.
Fabio Savi ha chiesto di andare a lavorare fuori, ma il magistrato gli ha detto di no e questo mi ha un po' confortata.
E' stato proprio lui, con due colpi alla testa, a uccidere mio marito, poteva risparmiarlo. Se anche mio marito aveva preso il numero di targa, cosa c'entrava? La loro auto era rubata". A 35 anni dalla morte di Primo Zecchi, pensionato bolognese, testimone di una rapina e ucciso il 6 ottobre 1990 dalla banda della Uno bianca in via Zanardi 328, a ricordarlo è la moglie Rosanna, per 26 anni presidente dell'Associazione familiari delle vittime.
Questa mattina si è svolta la cerimonia di commemorazione alla presenza anche del prefetto e del questore. "Mio marito era così - prosegue Zecchi - non poteva vedere le ingiustizie e aiutava sempre gli altri Sono tutti ancora socialmente pericolosi: devono stare in carcere".






