Nobel 2025, ci siamo quasi. Quella che sta per cominciare è la settimana dell’appuntamento scientifico più atteso dell’anno. Si comincerà domani, lunedì 6 con la medicina e fisiologia; martedì 7 sarà il giorno della fisica, mercoledì 8 quello della chimica, cui seguiranno giovedì 9 e venerdì 10 la letteratura e la pace; infine, lunedì 13 si chiuderà in bellezza con l’economia. Nell’attesa di conoscere i nomi dei premiati – e dopo avervi raccontato i loro doppelgänger, quelli degli IgNobel – vi proponiamo oggi, come di consueto, i nomi dei Cituation Laureates 2025 stilati dagli esperti dello Institute for scientific information (Isi) di Clarivate sulla base di valutazioni relative all’impatto dei lavori, delle citazioni e dell’influenza nel proprio campo, informalmente considerati papabili per il Nobel.Come funziona la scelta dei Nobel LaureatesL’approccio di Clarivate è un sofisticato esercizio di intelligence scientifica che si fonda su un’idea semplice e potente, ossia il fatto che le scoperte più rivoluzionarie (e quindi in odor di Nobel) siano quelle che vengono citate più spesso dagli altri scienziati. Il processo di selezione, in particolare, si articola in due fasi. La prima è un’analisi quantitativa: utilizzando il database Web of Science Core Collection, che indicizza decine di milioni di articoli scientifici pubblicati dal 1970 a oggi, gli analisti vanno a caccia di “anomalie statistiche” potenzialmente interessanti (su circa 64 milioni di pubblicazioni, meno dello 0,02% ha ricevuto più di 2mila citazioni: un potente segnale che un lavoro ha “cambiato le regole del gioco” in un determinato campo). La seconda fase è il giudizio qualitativo degli esperti: gli analisti di Isi, oltre a contare le citazioni, valutano fattori cruciali come la novità e l’impatto sociale della ricerca, il fatto che i candidati siano stati pionieri della scoperta (e non semplici continuatori), il riconoscimento ottenuto con altri premi e la coerenza con la storia e le priorità dei comitati che assegnano i Nobel. In ogni caso, Clarivate sottolinea che l’obiettivo di questo lavoro non è “indovinare” i vincitori di un anno specifico, ma piuttosto identificare un bacino di ricercatori il cui lavoro è meritevole del premio, spesso con anni di anticipo rispetto alla decisione di Stoccolma. Dal 2002, il programma ha nominato oltre 465 Citation Laureates, e di questi 83 hanno poi effettivamente ricevuto il Nobel.Nobel 2025 per la Fisiologia o Medicina: decodificare il cancro, l'appetito e le nostre difeseLe previsioni del 2025 per la Fisiologia o Medicina si concentrano su scoperte che hanno svelato la causa profonda di fenomeni biologici cruciali, dalla radice del cancro ai meccanismi che regolano la fame e le nostre difese immunitarie. Il canadese John E. Dick della University of Toronto è candidato “per aver identificato le cellule staminali leucemiche e stabilito la loro rilevanza nel fallimento delle terapie e nella recidiva della malattia, cambiando così l’approccio a molti tipi di cancro e ai loro trattamenti”. La sua ricerca, in particolare, ha demolito l’idea che tutte le cellule tumorali siano uguali: Dick ha dimostrato che tumori come la leucemia mieloide acuta (Lma) sono organizzati in modo gerarchico, con al vertice una piccola e tenace popolazione di “cellule staminali leucemiche” (Lsc). Sono queste cellule, spesso resistenti alla chemioterapia, a sostenere la malattia e a causare le ricadute anche dopo trattamenti apparentemente efficaci. Questa scoperta ha rappresentato un cambio di paradigma: l’obiettivo non è più solo eliminare la massa tumorale, ma sradicare le Lsc che ne sono all’origine, aprendo la strada a terapie mirate per prevenire il ritorno della malattia.I giapponesi Kenji Kangawa (National Cerebral and Cardiovascular Center, Osaka) e Masayasu Kojima (Kurume University) rientrano invece nella lista “per la scoperta della grelina, un ormone che regola l’appetito, l’energia e il metabolismo”. Nel 1999, i due scienziati hanno identificato la grelina come il “partner” di un recettore fino ad allora “orfano”, il Ghsr. Purificando questo peptide dallo stomaco, scoprirono che era in grado di stimolare potentemente il rilascio dell’ormone della crescita. Poco dopo, si capì che la grelina agisce anche come un potente “ormone della fame”: in condizioni di digiuno, viene prodotta dallo stomaco e invia al cervello un segnale inequivocabile per stimolare l’appetito. La scoperta della grelina ha svelato un asse di comunicazione neuro-ormonale completamente nuovo tra intestino e cervello, con implicazioni profonde per la comprensione di obesità, disturbi alimentari e del complesso equilibrio energetico del nostro corpo.Il trio composto da Andrea Ablasser (École Polytechnique Fédérale de Lausanne), Glen N. Barber (Ohio State University) e Zhijian “James” Chen (Ut Southwestern Medical Center) è candidato “per la loro delucidazione della via cGAS-STING come meccanismo fondamentale dell’immunità innata”: insieme, i tre hanno mappato un sistema di “allarme antifurto” presente all’interno delle nostre cellule. Chen ha scoperto l’enzima cGas, un sensore che rileva la presenza di dna dove non dovrebbe essere (nel citoplasma): potrebbe trattarsi di dna virale o di frammenti del nostro stesso dna, fuoriusciti dal nucleo a causa di un danno cellulare, come spesso accade nei tumori. Una volta attivato, cGas produce un messaggero unico, che attiva a sua volta la proteina STing (scoperta dal laboratorio di Barber), che scatena una potente risposta immunitaria per combattere la minaccia, inclusa la produzione di interferoni di tipo I. Il lavoro di Ablasser, infine, è stato cruciale per caratterizzare la struttura del messaggero e il suo meccanismo di attivazione di Sting. La via cGas-Sting è oggi considerata un pilastro dell’immunità innata e la sua scoperta ha rivoluzionato l’immunologia, aprendo nuove strade per l’immunoterapia del cancro e per il trattamento di malattie autoimmuni.Nobel 2025 per la Fisica: Jpeg, computer quantistici e culle stellariLe previsioni per il Nobel per la Fisica del 2025 premiano la capacità di rendere visibile e manipolabile l’invisibile, che si tratti di costrutti matematici astratti, del regno quantistico o delle profondità nascoste del cosmo. Il trio composto da Ingrid Daubechies (Duke University), Stéphane Mallat (Collège de France) e Yves Meyer (École Normale Supérieure Paris-Saclay) è stato selezionato “per lo sviluppo della teoria delle ondine (wavelet) e le sue applicazioni nell’elaborazione dei segnali e nella compressione delle immagini”, una teoria matematica che ha un impatto pratico immenso anche sulla vita di tutti i giorni: le wavelet, infatti, sono al cuore dello standard di compressione delle immagini Jpeg, che permette di archiviare e trasmettere foto digitali in modo efficiente. Ma (ovviamente) c’è anche molto altro: le applicazioni della teoria di Daubechies, Mallat e Meyer spaziano infatti dall’imaging medico al rilevamento delle onde gravitazionali.David P. DiVincenzo (Forschungszentrum Jülich) e Daniel Loss (University of Basel) sono candidati “per aver proposto il modello Loss-DiVincenzo per il calcolo quantistico, utilizzando gli spin degli elettroni nei punti quantici come qubit”, un concetto che sta alla base dei computer quantistici. L’idea dei due fisici era di usare lo spin intrinseco (“su” o “giù”) di un singolo elettrone intrappolato in una minuscola struttura semiconduttrice (un quantum dot) come qubit, l’unità base dell’informazione quantistica. Hanno descritto in dettaglio come questi qubit potessero essere inizializzati, manipolati e fatti interagire tra loro (entanglement) per eseguire porte logiche quantistiche universali, e la loro proposta ha tradotto la teoria astratta del calcolo quantistico in un progetto fisico plausibile, basato su tecnologie esistenti. Il loro modello è così diventato una pietra miliare nello sforzo globale per costruire computer quantistici a stato solido.L’olandese Ewine F. van Dishoeck (Leiden University), infine, è nominata “per i contributi pionieristici all’astrochimica, che hanno rivelato le nubi molecolari interstellari e il loro ruolo nella formazione di stelle e pianeti”. Usando potenti telescopi a infrarossi e submillimetrici, van Dishoeck ha scrutato all’interno delle fredde e oscure nubi interstellari dove nascono stelle e pianeti, e il suo lavoro ha identificato la ricca varietà di molecole — dall’acqua ghiacciata a complesse molecole organiche — che esistono in queste “culle stellari”. Combinando osservazioni, esperimenti di laboratorio che simulano le condizioni spaziali e calcoli quantistici, ha tracciato l’evoluzione chimica di questi composti, spiegando come diventino i mattoni fondamentali per la costruzione di nuovi sistemi planetari. Il suo lavoro ha creato un vero e proprio “inventario cosmico” degli ingredienti disponibili per la formazione planetaria, affrontando direttamente la questione di come si siano assemblate le materie prime che hanno dato origine alla Terra e alla vita stessa.Nobel 2025 per la Chimica: l'energia del futuro e l'"atomo solitario"Il primo candidato al Nobel per la chimica è il francese Jean-Marie Tarascon (Collège de France), “per i progressi fondamentali e le nuove applicazioni nella tecnologia di accumulo e conversione dell’energia”. Negli anni Novanta, il lavoro pionieristico di Tarascon sulle batterie agli ioni di litio in plastica ha dato vita agli accumulatori piatti e flessibili che alimentano (tra le altre cose) gli smartphone; la sua ricerca si è costantemente concentrata sullo sviluppo di nuovi materiali per elettrodi, come la sostituzione del cobalto con il più sostenibile manganese, e sull’esplorazione di tecnologie di nuova generazione come le batterie agli ioni di sodio. L’accumulo di energia è una tecnologia chiave per la transizione ecologica, e i contributi decennali di Tarascon sono stati fondamentali per la rivoluzione che ha reso possibile l’elettronica portatile e che ora sta alimentando la mobilità elettrica.Il trio composto da Clifford P. Brangwynne (Princeton University), Anthony A. Hyman (Max Planck Institute) e Michael K. Rosen (Ut Southwestern Medical Center) è invece nominato “per le scoperte sul ruolo dei condensati biomolecolari separati per fase nell’organizzazione biochimica della cellula”. I tre scienziati hanno infatti scoperto un principio di organizzazione cellulare completamente nuovo: oltre agli organelli circondati da membrane, la cellula si organizza attraverso “condensati biomolecolari”, ossia goccioline di proteine e rna che si formano spontaneamente attraverso un processo fisico chiamato separazione di fase liquido-liquido, simile a olio e acqua. Questi “organelli senza membrana” concentrano molecole specifiche per accelerare le reazioni biochimiche o le sequestrano per disattivarle: si tratta di un cambio di paradigma nella biologia cellulare, che introduce un nuovo livello di organizzazione basato sui principi della fisica della materia soffice e le cui disfunzioni sono oggi collegate a malattie neurodegenerative come la Sla e l’Alzheimer.Il cinese Tao Zhang (Dalian Institute of Chemical Physics) è candidato “per i contributi seminali allo sviluppo della catalisi a singolo atomo e le sue applicazioni”. Nel 2011, Zhang ha coniato il concetto di Single-Atom Catalysis (Sac), portando l’efficienza dei catalizzatori (sostanze che accelerano le reazioni chimiche, spesso metalli preziosi) al suo limite estremo, isolando e ancorando singoli atomi di metallo su un supporto. In questo modo, ogni singolo atomo diventa un sito attivo, massimizzando l’efficienza atomica, riducendo drasticamente la quantità di metallo prezioso necessario e consentendo reazioni chimiche più efficienti e specifiche. La Sac rappresenta una svolta per la “chimica verde” e l’industria sostenibile, con un potenziale enorme per la produzione di energia pulita e la riduzione dell’uso di materiali rari.Nobel 2025 per l'economia: incertezza, tecnologia e pregiudizi nascostiLast but not least, l’economia: le previsioni di Clarivate premiano lo sviluppo di metodi innovativi per quantificare forze economiche e sociali prima considerate intangibili. Il primo nome è quello di Nicholas Bloom (Stanford University), “per la sua ricerca sulla misurazione e l’impatto dell’incertezza economica”. Il lavoro di Bloom ha infatti aperto la strada a metodi per quantificare il concetto astratto di “incertezza della politica economica”: il suo strumento più noto, l’Economic Policy Uncertainty (Epu) Index, analizza la frequenza di termini specifici relativi a economia, politica e incertezza nei principali quotidiani e con esso è stato possibile dimostrare che i picchi di incertezza, causati da elezioni controverse, guerre commerciali o pandemie, hanno conseguenze economiche reali e dannose (per esempio la sospensione di assunzioni e investimenti da parte delle aziende, che amplifica le recessioni e rallenta le riprese). In questo modo, Bloom ha fornito ai responsabili politici uno strumento concreto per misurare una forza economica critica, cambiando il modo in cui comprendiamo il ciclo economico.David Autor (Mit) e Lawrence F. Katz (Harvard University) sono invece candidati “per la loro influente ricerca sull’evoluzione della struttura salariale e della disuguaglianza nel mercato del lavoro”. Per decenni, Autor e Katz hanno spiegato l’aumento della disuguaglianza salariale, arrivando a dimostrare come il “cambiamento tecnologico orientato alle competenze” (Sbtc) abbia aumentato la domanda di lavoratori istruiti. Più di recente, hanno sviluppato l’ipotesi della “polarizzazione”: l’informatizzazione non si limita a favorire i più qualificati, ma svuota il centro, sostituendo i lavori di routine e aumentando la domanda sia per i lavori astratti ad alta competenza sia per i servizi manuali a bassa competenza. Il loro lavoro fornisce il quadro dominante per comprendere una delle tendenze socioeconomiche più significative del nostro tempo, ed è centrale nei dibattiti su istruzione e automazione.Infine, Marianne Bertrand e Sendhil Mullainathan (entrambi della University of Chicago), inclusi nella lista “per il loro uso innovativo di esperimenti sul campo per studiare la discriminazione e la corporate governance”. Bertrand e Mullainathan sono leader nell’uso di esperimenti randomizzati per rispondere a domande economiche cruciali: nel loro esperimento più famoso, Are Emily and Greg More Employable Than Lakisha and Jamal?, del 2004, hanno inviato migliaia di curriculum fittizi a veri annunci di lavoro, assegnando casualmente nomi tipicamente “bianchi” o “afroamericani”, mostrando che i curriculum con nomi “bianchi” hanno ricevuto il 50% in più di chiamate per un colloquio – una prova causale e potente della discriminazione razziale nel mercato del lavoro. Il loro lavoro ha contribuito a diffondere l’uso degli esperimenti sul campo in economia, fornendo una metodologia rigorosa per passare dalla correlazione alla causalità nello studio di fenomeni sociali complessi.