La voce è rotta dall’emozione, gli occhi velati di lacrime. «Quando perdi una figlia così, il mondo non è più lo stesso. La vita perde di valore e ti chiedi se valga davvero la pena viverla. Eppure io sono vivo e amo questa vita che, nonostante tutto, merita di essere vissuta». A due anni di distanza dal femminicidio di sua figlia Giulia, Gino Cecchettin non ha dubbi: per lui, vivere significa farsi promotore di un cambiamento culturale per recidere le radici della violenza di genere. Un impegno quotidiano, il suo, che lo ha portato a ottobre dello scorso anno a dare vita alla Fondazione Giulia Cecchettin, che ieri a Palazzo Marino a Milano ha celebrato il primo anniversario.

L’APPELLO

Gino Cecchettin e la lettera ai cantanti: “Le parole che scegli possono fare la differenza”

Cecchettin, innanzitutto come sta?

«Abbastanza bene dal punto di vista fisico, ma c’è un dolore di fondo che accompagna tutta la mia vita. Ricerco costantemente una felicità, per me e la mia famiglia, anche se questo spesso mi fa sentire in colpa. A volte mi sembra di non potermi più permettere neanche di sorridere».