Una notizia fresca fresca per quelli che pensano che i cinesi si stanno prendendo il mondo dell’auto solo grazie alle elettriche. Che non sono capaci di fare auto “vere”. E che solo con le Bev conquistano quote di mercato. Great Wall Motor (GWM), colosso dell’automotive che finora associavamo a SUV robusti e batterie al litio, ha deciso di fare il grande salto: una supercar, debutto previsto entro il 2026, per dimostrare al mondo che anche la Cina sa costruire sogni a quattro ruote. E non sogni qualunque, ma roba che, secondo le indiscrezioni, potrebbe guardare negli occhi una Ferrari 12 cilindri senza abbassare lo sguardo. L’annuncio, come si usa oggi, non è arrivato da un comunicato stampa incravattato, ma da un video su Weibo, il social cinese che è un po’ il nostro X, solo più caotico. Il presidente di GWM, Wei Jianjun, un signore che colleziona Ferrari e Rolls-Royce come fossero figurine Panini, ha dichiarato senza troppi giri di parole: “Vogliamo un’auto che sia un punto di riferimento mondiale”. Ambizione non da poco, per un’azienda che fino a ieri era nota solo per i Suv. E se qualcuno pensava che i cinesi fossero bravi solo a copiare, beh, forse è il caso di ricredersi. Qui si parla di un progetto partito cinque anni fa, con un mandato chiaro: adrenalina, ma senza svenarsi. Un’auto che faccia fare “wow” senza mandare in rosso il bilancio. La supercar, ancora senza nome ma già avvolta da un’aura di mistero, è stata intravista sotto un telo nero durante i festeggiamenti per i 35 anni di GWM. Linee affilate, prese d’aria da squalo, un’ala posteriore che sussurra velocità: abbastanza per far galoppare la fantasia degli appassionati. Ma il cuore della bestia? Qui arriva il bello. Niente full electric, almeno per ora. Nonostante GWM sia un drago nell’elettrico, Jianjun sembra aver scelto la via dell’ibrido, con un V8 biturbo da 4,0 litri che, a detta della chief technology officer Wu Huixiao, potrebbe però essere “troppo grande e pesante” per una supercar che vuole danzare agile tra i cordoli. E allora? Si lavora su alternative, si sperimenta con la fibra di carbonio – anche se Huixiao ammette con candore disarmante: “Nessuno in Cina sa ancora farlo davvero bene”. Onestà rara, in un mondo dove tutti si proclamano maestri. A gestire l’operazione c’è una nuova divisione, la Great Wall Super Luxury Car Business Group (BG), capitanata dallo stesso Jianjun, con Song Dong come CEO e Zhang Xiaobo come CTO. Gente che non sembra voler lasciare nulla al caso. Per accelerare i tempi, GWM ha aperto una gara d’appalto globale, bussando alle porte di fornitori che sanno come coccolare marchi super-lusso. E, ciliegina sulla torta, il brand BG – registrato presso l’ente cinese per la proprietà intellettuale – sembra destinato a diventare il vessillo di questa nuova avventura. Cosa c’è dietro tutto questo? Forse la voglia di scrollarsi di dosso l’etichetta di “quelli delle auto economiche”. O forse, più semplicemente, la consapevolezza che il mondo dell’auto non vive solo di batterie e algoritmi, ma anche di passione. I cinesi, che per anni abbiamo guardato con un misto di sufficienza e sospetto, stanno alzando la posta. E se questa supercar sarà davvero all’altezza delle promesse, molti dovranno rivedere un bel po’ di pregiudizi.