C’è un nuovo capitolo nello scontro fra Italia e Comitato Internazionale sui Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, che non sono mai stati così a rischio come ora. Dopo la lettera rivelata in anteprima dal Fatto, con cui i vertici di Atene hanno convocato d’urgenza le nostre istituzioni per porre l’ultimatum, è arrivato in Italia anche un secondo documento, stavolta indirizzato al presidente del Comitato organizzatore e commissario alle opere, Massimo Ferrarese, ancora più minacciosa, perché si parla apertamente di annullamento di una manifestazione per cui lo Stato ha già speso più di 300 milioni, tra infrastrutture e gare: “I Giochi del Mediterraneo – si legge – si sono svolti con successo per 75 anni consecutivi. Questa è la prima volta nella storia che sono seriamente a rischio e si trovano ad affrontare la sfida di una cancellazione a causa degli inspiegabili e ingiustificati ritardi del Comitato Organizzatore”. Come già raccontato dal Fatto, l’oggetto del contendere è la sottoscrizione di alcuni contratti relativi a servizi di logistica fondamentali per lo svolgimento dei Giochi, come ad esempio timing e scoring (i cronometri che segnano tempo e punteggio delle gare), oppure il broadcasting, la produzione televisiva degli eventi. Il Comitato internazionale ha dei fornitori ufficiali, che spesso sono anche suoi sponsor, di cui caldeggia vivamente (per usare un eufemismo) l’impiego: l’Italia vuole che le commesse vengono affidate secondo quanto prevede la normativa nazionale, una clausola prevista del resto anche nel contratto firmato dall’Italia e di cui oggi il CIGM pretende il rispetto. Dunque se non proprio una gara pubblica almeno una procedura di comprovata legittimità, considerando che si tratta in alcuni casi di importi anche notevoli, in totale la cifra supera i 10 milioni di euro. È su questo che i Giochi di Taranto rischiano di saltare.