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La procura ha ritenuto "manifestamente illogiche" le motivazioni dei giudici del Riesame. Ritengono che non siano state valutate alcune prove e hanno parlato di corruzione sistemica e ambientale
La procura di Milano non si dà per vinta nell'inchiesta sulla corruzione nell'urbanistica milanese. E, come già ampiamente preannunciato, ha presentato ricorso in Cassazione contro la liberazione di Manfredi Catella, numero uno della immobiliare Coima, ritenuto dai pm il "dominus" di una "cupola" che agiva nel disprezzo delle regole e in nome solo di interessi privati. Parole impegnative sia nella forma che nella sostanza, e a cui è, per il momento, corrisposta una replica in forma di sonora bocciatura da parte del tribunale del Riesame. Secondo quest'ultimo, infatti, a cui Catella ha fatto ricorso dopo essere stato messo ai domiciliari, non vi sono prove della sua corruzione. È "vera" e per un lavoro che è stato effettivamente svolto diversi mesi prima, la fattura con cui ha pagato l'architetto Alessandro Scandurra, e non quindi un finto documento volto a mascherare una tangente in cambio di presunti favori in commissione paesaggio. Anche le conversazioni tramite chat whatsapp con la politica (a Palazzo Marino con il sindaco Beppe Sala e con l'assessore Giancarlo Tancredi), e con i dirigenti, tra cui il direttore generale del Comune Christian Malangone, erano solo frutto "al più di contatti impropri, in ragione dell’eccessiva “confidenza” tra gli interlocutori" (le parole sono del Riesame). Ecco perché Catella è stato quindi liberato dopo essere stato messo ai domiciliari dal gip.






