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Le tesi dei legali di Catella e Scandurra coincidono: "Non c'è dolo, è colpa delle regole confuse"
È stata la "innegabile ambiguità di fondo" dei regolamenti comunali a determinare i comportamenti degli architetti della Commissione paesaggio. È anche impossibile affermare che le loro azioni siano dovute "a dolo", cioè a un accordo corruttivo consulenze profumatissime in cambio di pareri favorevoli ai progetti - come sostiene l'accusa. Semplicemente perché l'architetto Alessandro Scandurra, esattamente come gli altri componenti dell'organo tecnico consultivo del comune, si è astenuto ogni qual volta un "proprio" progetto, cioè da lui firmato, è approdato in commissione Paesaggio, fino al giugno 2023. Lo ha fatto sempre, invece, dopo quella data, dopo che le autocertificazioni erano state modificate, quando doveva dare un parere su quelli di aziende con cui aveva rapporti economici.
Nella memoria al Riesame, gli avvocati Giacomo Lunghini e Angelo Paris articolano con argomenti logico-fattuali la frase pronunciata dallo stesso progettista quando, con un certo candore che ha stupito il gip Mattia Fiorentini nell'interrogatorio preventivo, rivelatosi però inutile per evitargli l'arresto, ha affermato: "Se mi avessero detto fin dall'inizio di non poter ricevere incarichi da soggetti che presentavano in ogni modo alla commissione un progetto, non vi avrei nemmeno fatto parte".






