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L’inchiesta sull’urbanistica a Milano: la procura della Suprema Corte conferma le decisioni del Riesame e respinge il teorema sulla "cupola". Il 12 la sentenza
Saranno anche stati rapporti impropri, quelli tra i vertici del Comune di Milano, e il grande costruttore Manfredi Catella: ma non ci sono prove di corruzione. A dirlo, con un provvedimento che fa irruzione sulla scena delle indagini milanesi sull'Urbanistica, stavolta non è un avvocato difensore o un giudice, come è già accaduto. È direttamente la Procura generale della Cassazione, l'organo supremo della pubblica accusa, chiamata a dire la sua sul ricorso con cui la Procura di Milano ha insistito nelle sue tesi. Il 24 ottobre il procuratore generale Cristina Marzagalli ha depositato il suo parere: chiedendo che il ricorso dei colleghi milanesi venga respinto. La parola ora passa ai giudici della Sesta sezione della Suprema Corte, che nell'udienza fissata per il 12 novembre ben potrebbero scegliere diversamente, e dare ragione alle tesi della Procura sulla Cupola che governerebbe Milano. Ma intanto il parere della Procura generale è un indubbio assist alle tesi delle difese di Catella, e anche di buona parte dei professionisti e amministratori indicati come partecipi del «Sistema Milano». Un sistema, nelle tesi della Procura milanese, fatto non solo di una serie lunga e quasi sistematica di abusi edilizi ma anche di una regia collettiva dove gli interessi della collettività vengono piegati al business del mattone, in spregio alle leggi e alla «democrazia urbanistica» invocata dai pm.







