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Le motivazioni del tribunale che ha liberato l'ex assessore all'urbanistica del comune di Milano pur riconoscendo i "gravi indizi" di colpevolezza. Riqualificato il reato in corruzione per l'esercizio della funzione

L'ex assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi non solo non si sarebbe attivato per "rimuovere la evidente situazione del conflitto di interessi" tra l'ex presidente della commissione paesaggio Giuseppe Marinoni e il manager Federico Pella, ma anzi avrebbe fornito un "contributo determinante e volontario al consolidamento dell'accordo illecito", cioè la corruzione, e si sarebbe adoperato per la "positiva riuscita della collaborazione tra i due". Lo si legge nelle motivazioni del tribunale del Riesame, che ha liberato Tancredi finito ai domiciliari a luglio scorso nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione nell'urbanistica a Milano, pur disponendo nei suoi confronti una interdittiva di un anno. Il tribunale, a differenza degli altri indagati, nei confronti di Tancredi e Marinoni ha riconosciuto i "gravi indizi di colpevolezza". Rispetto alla posizione dell'ex numero 1 dell'Urbanistica della giunta Sala, insomma, il quadro tratteggiato di accuse è piuttosto diverso. Si concorda con il gip, per esempio (pur alleggerendo la misura cautelare), che Tancredi ha "consapevolmente concorso al perfezionamento del patto corruttivo intercorso tra i due, anzitutto favorendo il conferimento del patrocinio comunale all'iniziativa sui Nodi e porte metropolitane, nonché ponendosi a disposizione per agevolare le attività poste in essere dal tandem Studio Marinoni Sil e J+S Spa". E qui il Riesame rincara la dose: "La piena consapevolezza di Tancredi circa la natura non meramente accademica dell'iniziativa di Marinoni risulta comprovata dal chiaro tenore delle conversazioni interccttate, le quali, per la loto inequivocità, non necessitano di ulteriori chiarimenti". I giudici spiegano l'utilità offerta (è la tesi dell'accusa) da Marinoni a Pella: "Grazie al ruolo di Tancredi, l'utilità offerta da Marinoni a Pella non si esauriva nell'elargizione di vantaggi economici diretti, ma si estendeva altresi al canale privilegiato con la politica cittadina e, segnatamente, con l'assessore comunale (l'ex assessore alla casa Giulio Bardelli, ndr) che più di ogni altro era in grado di assicurare il buon esito dei progetti presentati". Si legge anche che è "emerso che Tancredi, seguita da vicino il funzionamento della commissione per il paesaggio, riceveva costanti informazioni sulle decisioni assunte ed interveniva talvolta nelle valutazioni tecniche demandate all'organo, mostrando cosi piena consapevolezza anche delle situazioni di incompatibilità in cui versava Marinoni".