Riparte da Vinitaly Usa il mercato del vino italiano negli Stati Uniti. Ieri sera alla chiusura della seconda edizione della rassegna (5-6 ottobre) al Navy Pier di Chicago, si e' tornati a respirare un’aria positiva con un sentimento diffuso di una reazione concreta di produttori, importatori e distributori alle turbolenze di questi ultimi mesi.
E’ unanime la percezione positiva espressa dalle aziende espositrici, 250 (il 20% in più dello scorso anno) per 2.000 etichette: l’argomento dazi non è più il tema dominante negli incontri e importatori e distributori, provenienti in massima parte da Usa, Canada e Messico, sono stati più ottimisti e disposti a discutere programmi di vendita, degustare e parlare di nuovi progetti. Non solo, durante i numerosi dibattiti del calendario diffuso di Vinitaly Usa, wine2wine Vinitaly Business Forum, Ita Agency e Vinitaly Tourism, la nuova iniziativa a marchio Veronafiere per promuovere l’incoming sui territori, sono emerse indicazioni e suggerimenti per affrontare il primo mercato per l’export del vino italiano (2,1 miliardi di euro in valore) che, al netto della recente politica tariffaria, sta vivendo un cambiamento epocale. Uno dei temi principali emersi è stato quello del come coinvolgere Millennials e Gen Z, che valorizzano le storie autentiche e le connessioni con lo stile di vita più del prezzo, e sono disposti a spendere per prodotti che li rappresentano. I vini bianchi, in particolare il Prosecco, stanno prosperando in questo segmento, abbinandosi bene a cucine diverse come quella messicana e il sushi.







