Maria Luisa Colledani

Atena, elegantissima, osserva la costruzione della nave Argo e sussurra l’epopea degli Argonauti. In queste due lastre di terracotta di età giulio-claudia, c’è tutto l’equilibrio e la compostezza delle linee della classicità e il tempo eterno del mito. Nella sala della Villa Farnesina di Roma, dove sono esposte, regna il silenzio, se non fosse per il parquet che scricchiola appena sotto i piedi dei visitatori. E quel rumore è esso stesso senso del tempo e della bellezza che il banchiere senese Agostino Chigi volle per rendere magnifica la Villa, casa dell’Accademia dei Lincei e in questi mesi sede della mostra Sulle vie del Giubileo. Pellegrini, treni, papi, promossa dall’Accademia Nazionale dei Lincei, dal Gruppo FS Italiane e dalla Fondazione FS Italiane, con il sostegno della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Anas (Gruppo FS Italiane), l’Associazione Archeolog ETS e con il patrocinio dell’Associazione Amici dell’Accademia dei Lincei.

La Villa Farnesina, sulla destra del Tevere, si trova nella Regio XIV Transtiberim che comprendeva Vaticano, Gianicolo e il quartiere di Trastevere, compresa l’isola Tiberina. Fra il I secolo a.C. e la prima età imperiale qui erano sorti horti sontuosi, quelli di Caligola e Nerone, di Agrippina, con spazi pubblici e di rappresentanza, un circo, il teatro, lunghi portici. Erano spazi per l’otium, poi riconvertiti alla morte di Nerone fino all’edificazione da parte di Costantino della Basilica dove, secondo la tradizione, fu sepolto Pietro, martirizzato nel circo di Caligola e Nerone. La storia, la ricchezza, la tragedia sono passate in quest’area e sono testimoniate dal rinvenimento delle due lastre – fra i pezzi più emozionanti della mostra – durante gli scavi in Piazza Pia, reimpiegate come copertura di un impianto fognario della fullonica di età flavia realizzata sul giardino porticato di Agrippina e Caligola, a ridosso del fiume.