A 250 anni dalla nascita di Jane Austen arriva oggi per Audible Original la serie audio tratta dal suo romanzo più amato: Orgoglio e pregiudizio. A dare la voce alla signora Bennet, l’implacabile madre della protagonista Elizabeth, che vuole a tutti i costi vedere le sue figlie sposate a un buon partito, è un’attrice d’eccezione: Isabella Ferrari. Che cosa l’ha fatta più ridere della signora Bennet?«L’ansia per lo stato civile delle figlie: un tema lontano, che non ci riguarda più. Poi una frase che dice al marito: “Tu ti diverti a tormentarmi, non hai nessuna pietà per i miei poveri nervi”. Il marito risponde: “Ti sbagli mia cara, ho il massimo rispetto per i tuoi nervi, sono miei vecchi amici”. È un libro scritto talmente bene, intelligente, sarcastico, con un umorismo sempre attuale. Poter lavorare su quest’opera è stata una grande occasione». Quanto conta per lei la voce? «Non ero abituata a recitare solo con la voce. Ma da attori ci si affida sempre al regista, e qui mi è stato detto: porta una voce larga, da donna piantata per terra: subito mi sono un po’ spaventata. Alla fine l’ho immaginata pesante e civettuola insieme, e mi sono così divertita che non volevo più uscire dalla sala di registrazione». Ha raccontato di non aver scelto di fare l’attrice: che fu sua madre a decidere. «Mia madre veniva dalla povertà, da un mondo contadino, e ha capito che io potevo passare, per così dire, dalle stalle alle stelle. Ha agito in maniera simile a Mrs. Bennet, puntando al mio futuro. Mi portava ai concorsi, sui set. È stata forte, anche ingombrante; io ai miei figli posso dare consigli, ma non azzarderei mai così tanto. Sono arrivata a Roma a 17 anni e poteva finire malissimo, invece lei ha visto per me una strada e mi ha spinta a percorrerla: ha rischiato e ha avuto ragione». E lei? «Sono stata fortunata, ma avevo tanta disciplina, che mi veniva dalle mie origini e che tuttora mi fa avere voglia di stare al mondo e di lottare». Mi fa degli esempi della sua disciplina? «Non sono mai arrivata in ritardo una volta in vita mia, ho sempre studiato anche se non ho avuto una formazione classica, e per me ogni giorno è una giornata da conquistare». Che desideri ha per i suoi figli? «Noi artisti non abbiamo un negozio o uno studio da lasciare in eredità, perciò mi auguro che loro riescano a coltivare passioni e ossessioni: è bello essere ossessivi per qualcosa di giusto». Come sta vivendo le manifestazioni di questi giorni? «Sono due giorni e due notti che vedo mio figlio nei cortei, e sono orgogliosa. La mobilitazione a cui stiamo assistendo mi fa ben sperare». Anni fa ha pubblicato su Instagram una foto con la sua cara amica Monica Bellucci, scrivendo: «Senza le mie amiche non so dove sarei». Che cos’è per lei l’amicizia?«Nel quotidiano non dimentico mai che le ho, le mie amicizie: bisogna coltivarle, e io nel gruppetto di amiche sono quella che organizza le cene, fin da giovanissima. Vado a fare la spesa, cucino, e tutte mi sono grate per questo piccolo rito. Adoro le mie amiche storiche, ma mi piace anche creare famiglia sui set, tenere tutti uniti. Coltivare i rapporti mi nutre. Ho una rete molto ampia, molto popolata, con donne di tutte le età, e la considero un grande dono». Cos’è per lei la bellezza? «Sento quando una persona ha autostima, ed è una dote che ammiro molto, forse perché io ho dovuto lavorarci, perciò negli altri la noto subito. Mi colpisce chi si apprezza, mi suscita stima». Se non avesse fatto l’attrice? «Avrei fatto il medico. Le mie amiche lo sanno e mi chiedono consigli su cosa prendere per un raffreddore o piccoli malanni. Sono una dottoressa mancata, diciamo». Come Carlo Verdone?«Sì, ma negli anni con Verdone abbiamo fatto grandi dibattiti: io sono più per l’omeopatia, lui per l’allopatia». Si rivede mai recitare?«Raramente. Finisco un set e attacco l’aspirapolvere. Me lo insegnò Marco Tullio Giordana sul set di Appuntamento a Liverpool (1988). Fu il primo regista autoriale a credere in me, e lì capii che cosa significa stare dentro un personaggio, esserne posseduta, non dormire e non mangiare. Per toglierti di dosso quella cosa non puoi fare altro che pulire casa, e a me pulire piace tantissimo». Altri personaggi che l’hanno segnata?«In Un giorno perfetto di Özpetek interpretavo una donna vittima di violenza domestica. La sera tornavo a casa dal set svuotata, ma è un ruolo che mi ha dato moltissimo. Ci sono poi tante parti che non mi hanno portato nulla, ma la gioia che dona un ruolo con cui la gente empatizza è enorme». Dovesse sceglierne uno? «La protagonista di Amatemi, un film di mio marito (il regista Renato De Maria, ndr) in cui interpreto una donna che ritrova la sensualità, la libertà: incontro ancora oggi tante donne che l’hanno adorato. Poi certo, un personaggio che rifarei subito è Giovanna Scalise: quando mi offrirono Distretto di polizia non pensavo di poterlo fare, intanto perché all’epoca non eravamo abituati alle serie TV, e fu mio marito a convincermi (De Maria fu il regista delle prime stagioni di Distretto, ndr): il nostro è sempre stato anche uno scambio intellettuale. Quando poi accettai la parte, sentii che da lì mi veniva una grande forza. Era un set meraviglioso, un bellissimo laboratorio, tutti i giorni per nove mesi l’anno andavo a Cinecittà a recitare, con tanta memoria e attori uno più bravo dell’altro. Distretto cambiò la vita di una rete televisiva. Feci la seconda stagione incinta di mio figlio Giovanni, poi decisi di lasciare per seguire la famiglia; non volevo rimanere incastrata in un personaggio che amavo infinitamente, ma che sentivo ormai presente in ogni passo che facevo. Una volta in aeroporto mi fecero passare senza farmi fare i controlli, dicendomi “Prego, commissario”, e lì compresi che era giunto il momento di tornare alla realtà». Recitando si sente mai vulnerabile? «Sì, per esempio fatico sempre molto ad accettare di fare uno spettacolo teatrale, perché il teatro non è il mio primo mestiere e il palcoscenico mi spaventa. Ogni volta che lo faccio, però, ne esco rafforzata. Perciò quando arriva una proposta mi impongo di dire sì». Come se lo impone? «Mi dico che se non schiatto la sera della prima poi dopo sono più felice».
Isabella Ferrari: “La mia ansiosa Mrs. Bennet per celebrare il genio ironico di Jane Austen”
L’attrice è la madre di Elizabeth nell’audiolibro di “Orgoglio e pregiudizio”: «Una nuova avventura per celebrare i 250 anni dalla nascita della scrittrice»












