CAMPONOGARA - Una cosa è certa: l'epilogo della lite mortale in un campi rom di Lonato sul Garda (Brescia) costata la vita alla 43enne Dolores Dori, che viveva con marito e otto figli in Arzerini a Camponogara, non riguarda ordinarie questioni di malavita, ma strette e personalissime vicende familiari. Giovedì pomeriggio la donna era partita da Camponogara assieme al figlio (e secondo gli investigatori anche col marito) per cercare di riportare a casa la figlia che, secondo la famiglia, era stata costretta a un matrimonio forzato. Non era la prima volta che lo faceva, ma tra i componenti dell'etnia sinti dominano antiche e precise regole che disciplinano i rapporti tra le stesse famiglie di nomadi.

Dolores Dori, peraltro, non era una donna qualsiasi. Da ragazza aveva vissuto in Toscana ed era figlia di quella che veniva riconosciuta come "la regina" dei sinti di Pistoia. In base a questa discendenza "nobiliare", era rispettata e poteva trattare personalmente con i capi famiglia. Da leader e soprattutto da madre, non aveva acconsentito che la figlia volesse andare a convivere con una persona che non fosse stata scelta dalla famiglia. A quanto pare, le regole dell'etnia sinti sono molto più ferree di quelle rom. Lo prova il fatto che tra gli stessi gruppi non sia mai corso buon sangue.