Il compagno l’ha lasciata, agonizzante, davanti all’ingresso del pronto soccorso all’ospedale di Desenzano, in provincia di Brescia. Erano le sette di giovedì sera quando è arrivato alla guida della sua Alfa Romeo Stelvio, salvo poi ripartire, da solo, a tutto gas. A terra, Dolores Dori: nata a Vicenza e residente a Camponogara (Venezia), origini sinti, avrebbe compiuto 44 anni il prossimo dicembre. Ferita con tre colpi d’arma da fuoco — due all’addome e uno alla gamba — non è sopravvissuta: il suo cuore si è fermato nella notte, nonostante il delicato intervento chirurgico a cui i medici l’hanno sottoposta nel tentativo (vano) di salvarla. È stata colpita a morte nel campo nomadi di Lonato del Garda (finito sotto sequestro, dopo il delitto si sarebbe svuotato), davanti agli occhi del più piccolo dei suoi figli, un ragazzino di sedici anni che — sentito dagli investigatori con tutte le cautele del caso, sotto choc — non avrebbe indicato in modo netto chi ha premuto il grilletto. E l’omicidio sarebbe maturato al culmine di uno scontro violento, una sorta di faida: Dolores e il compagno Hanz Colombo contro i genitori che avrebbero acquisito, ovvero i familiari del futuro marito della figlia di 23 anni. Pare che lei, la donna che poi ha perso la vita, fosse arrivata nel Bresciano per un confronto: una delle due parti, non è chiaro quale, non aveva accettato le nozze. Tanto che Dori e il compagno avevano, anche loro, una pistola a portata di mano.