«Vai, sfonda», «sì, sfonda». Il rumore dei giri dell’acceleratore, le grida. E il botto: quello del cancello del campo nomadi di Lonato sfondato in retromarcia dall’auto sulla quale ci sono Dolores Dori — 43 anni, viveva a Camponogara — la mamma (verosimilmente al volante) e il figlio sedicenne, che poco dopo la vedrà morire (era giovedì sera) all’ospedale di Desenzano a seguito della sparatoria contro il clan «rivale», la famiglia del ventenne che a tutti i costi avrebbe voluto sposare la figlia 23enne di Dolores, destinata, però, a un altro uomo. La sequenza della violenza, drammatica, è immortalata proprio nello smartphone del ragazzino. I tre scendono dalla vettura: le due donne puntano le pistole e sparano. Per prime. A raffica. E mentre ancora si cerca il futuro consuocero di Dori, principale sospettato del suo omicidio e sparito insieme a tutti i suoi parenti, i carabinieri hanno eseguito due decreti di fermo. In manette — e in carcere — sono finiti proprio la mamma di Dolores, Amalia Levacovich, nota come «la regina» dei sinti di Pistoia, 59 anni, e il nipote minorenne, figlio della vittima. Rispondono, in concorso, di tentato omicidio pluriaggravato (premeditato e commesso con armi), detenzione illegale e porto abusivo di armi, oltre che di minacce.