di
Alessandro Vinci
Lo racconterà da lunedì sui suoi account social, ma al «Corriere» anticipa: «Era uno schifo, ho anche ripreso ad assumere gli antidepressivi»
Si dice «bullismo» e si pensa alla scuola. Normale, purtroppo. Eppure può capitare di subirlo in maniera altrettanto pesante anche sul lavoro. Tecnicamente si parla di mobbing, ma la sostanza non cambia: insulti, prese in giro, umiliazioni e quant’altro concorra a non smettere di vessare chi ne finisce vittima. Ne sa qualcosa l’attivista digitale Raffaele Capperi, seguito sui social da quasi un milione di persone e autore nel 2021 dell’autobiografia Brutto e cattivo, che contava di essersi definitivamente lasciato alle spalle il problema con la fine degli studi. Cavaliere della Repubblica affetto dalla sindrome di Treacher Collins, malattia rara che causa malformazioni soprattutto alle ossa del cranio (per i cinefili: la stessa del protagonista del film Wonder), a luglio ha infatti deciso di rinunciare a un contratto da magazziniere a tempo indeterminato proprio per via del trattamento riservatogli ogni giorno dai colleghi. Un autentico spregio nei confronti del suo storico motto: «Siate gentili».
Violenza verbale (e fisica)«Ti raddrizzo la faccia», «Ti strappo l’apparecchio acustico», «Cosa ridi, che hai la 104?», «Da piccolo sembravi una bambola caduta male»: sono solo alcune delle ingiurie a cui il 31enne di Monticelli d’Ongina (Piacenza) aveva dovuto fare il callo. «Me le ricordo perché mi segnavano, mi ferivano, mi facevano spegnere sempre di più – racconta al Corriere –. Era uno schifo, uno schifo totale». Risultato: nausea, ansia, insonnia, nebbia mentale, reflusso gastrico e problemi intestinali. Insomma, stress ai massimi livelli. Punto di non ritorno quello in cui la violenza verbale si è tramutata in violenza fisica, con tanto di mani al collo al culmine di un litigio. E pensare che l’accoglienza, a maggio 2023, non era stata neppure delle peggiori: «Com’era normale che fosse c’era grande curiosità intorno a me, le persone erano interessate a saperne di più sia sulla mia sindrome che sulle attività che svolgo online. Poi però sono cominciate le battute: sui video, sull’udito, sulla voce nasale, sul modo di mangiare. In un primo momento l’ho presa sul ridere, ma loro proseguivano. Ancora e ancora. Fino a quando la cosa non è degenerata».








