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Marco Bonarrigo

Si affrontano i migliori al mondo. Lo sloveno non vuole fermarsi dopo il trionfo in Ruanda, il belga lo insidia. E Vingegaard è il terzo incomodo di cui si sa poco o niente

VALENCE - In un ciclismo dominato da superuomini, chi organizza fa di tutto per istigarli a combattere. E talvolta forse esagera. A una settimana soltanto da un Mondiale mostruoso (in trenta al traguardo), oggi agli Europei le superstar Pogacar, Evenepoel e Vingegaard si sfidano in linea in una corsa dove si intrecciano tre circuiti diversi per rendere la vita più difficile alle superstar ed esaltare i tifosi. «La prima parte è da scalatori puri con una salita subito dopo il via, la seconda da specialisti di classiche fiamminghe, la terza per chi a quel punto sarà ancora vivo: per me sarà più dura che in Ruanda» scherza Evenepoel. Per provare a controllare la corsa almeno nella prima parte, Slovenia, Danimarca e Belgio piazzeranno otto gregarioni a fianco dei loro capitani.

Dello stato di forma e della sfida incrociata tra Pogacar ed Evenepoel si sa tutto, di Vingegaard zero: dopo aver vinto una Vuelta con tattica da ragioniere, il danese è scomparso dalla circolazione ma Pogi spiega che «se Jonas c’è, vuol dire che sta bene».