Goloso e solitario. Una settimana dopo il trionfo ai Mondiali in Ruanda, Tadej Pogacar si ripete agli Europei e si prende tutto. Incluso il dominio su Remco Evenepeol, il belga costretto ad accomodarsi ancora sul secondo gradino del podio nella prova in linea. Che fuga, quella dello sloveno sulle strade di Francia, nei dipartimenti Drome-Ardeche. Scatta a 75 chilometri dal traguardo e continua la sua cavalcata. Stesso copione del Mondiale africano. Un altro successo, un titolo in più nella sua preziosa bacheca e un’altra maglia. A proposito: Tadej non indossa quella della sua squadra, la Uae-Xrg, da 116 giorni. Perché veste la casacca iridata da campione del mondo. Il re del ciclismo non molla un colpo. "Sapevamo che questa gara sarebbe stata molto difficile durante l'ultima salita di Saint-Romain-de-Lerps (dove ha scelto di piazzare l’attacco). Il vantaggio era notevole. Ma ho avuto ottimi avversari che continuavano a inseguirmi. Ho dovuto continuare questo sforzo per molto tempo”, racconta dopo la gara. Ad una settimana dal Giro di Lombardia, dove ha trionfato ben quattro volte (2021, 2022, 2023, 2024), e insegue la quinta - storico - Tadej ha vinto moltissimo. E trasformato il 2025 in un anno straordinario. Prima dell’Europeo si è divorato il Mondiale, il Tour de France, la Liegi-Bastogne-Liegi, il Tour delle Fiandre, le Strade Bianche, la Freccia Vallone e il Giro del Delfinato. Quanto basta per un’indigestione di medaglie, applausi, carezze, baci, premi. Ma la sua voglia di primeggiare è più forte di tutto. Così, in questo anno magico, ha aggiunto in bacheca impresa su impresa. Un accumulatore seriale, preso quasi da shopping compulsivo. E, poiché di cannibale si parla, sorge spontaneo il paragone con l’anno migliore di Eddyy Merckx, il 1974. Il belga allora vinse la Tripla corona: Giro d’Italia, Tour de France e Mondiali nello stesso anno, prima volta nella storia delle due ruote. Scegliere chi è più forte tra i due è sempre difficile, perché i tempi cambiano, la velocità di oggi è altissima rispetto a quella degli Anni ‘70, le biciclette sono gioielli di alta tecnologia e il ciclismo è diventato uno sport globale. A dimostrarlo sono proprio gli ultimi Mondialio, organizzati in Ruanda. Paese che presto sfornerà nuovi talenti. Tornando al paragone. Pogacar ha dominato nelle Classiche, cosa che non fece Merckx nel suo anno di grazia. Ma tra i due la posizione più forte resta quella del cannibale Eddy, anche se di poco. Proprio per la tripla corona. Tadej, invece, ha avuto una migliore stagione, un anno che potremmo definire ibrido, perché ha unito le classiche al Tour e poi al Mondiale e all’Europeo. Certo, questione di lana caprina. Tadej proietta il ciclismo in una dimensione che va oltre il 3D, è magia pure. talento classe e leggerezza. La dote che affascina, unita all’amore per le due ruote. Come spiega in modo chiaro parlando dei suoi obiettivi. "Ogni anno voglio essere una versione migliore di me stesso. Voglio acquisire esperienza, competere in gare diverse, essere in grado di vincere tutti i tipi di gare. Mi piace fare tutto quello che faccio”. Un re moderno con uno sguardo e una polivalenza a 360 gradi.
Pogacar, trionfo in solitaria agli Europei: il suo 2025 è un anno magico
Battuto Evenepoel. Lo sloveno vince una settimana dopo aver dominato i Mondiali. Il confronto con il 1974 di Eddy Merckx







