Che tu sia fotografo o teologo, è sempre una questione di luce. E di devozione. Rodney Lee Smith [New York, 1947-Somesville, 2016] fu entrambe le cose: per tutta la vita inseguì bellezza e verità, che si celassero nei misteri delle Sacre Scritture o nelle riviste patinate di moda. I suoi scatti sono una parabola senza morale in cui il sacro si veste di seta e il profano si inginocchia: gli uomini in cappello sono profeti smarriti, le donne sono angeli distratti che hanno dimenticato le ali. Abitano un paesaggio spoglio e geometrico, al tempo stesso deserto della tentazione e giardino dell’Eden.

Rodney Smith. Fotografia tra reale e surreale è la monografica che ha aperto i battenti a Palazzo Roverella. Per la prima volta in Italia, la curatrice Anne Morin offrirà al pubblico l’opportunità di lasciarsi trasportare nell’universo dell’iconico fotografo newyorkese, in cui nulla è lasciato al caso, eppure tutto sembra accadere per gioco. Oltre cento immagini ne ripercorreranno la carriera per celebrarne la raffinata combinazione di eleganza classica, incanto compositivo e ironia surreale.

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