(di Luciano Fioramonti)

Surrealismo e filosofia, trovarsi nell' intervallo tra la perfezione divina e l' incompletezza umana nella ricerca continua dell' equilibrio formale di immagini che puntano a dire più di quanto appare, un sfida a guardare ''con gli occhi della mente''.

Un mondo parallelo prende forma tra le geometrie esatte, le ombre, gli squarci di luce e le figure magrittiane in bilico tra il prendere il volo o cadere nel vuoto che Rodney Smith ha fissato nei suoi scatti.

Un viaggio affascinante raccontato da 123 di immagini riunite a Rovigo nella prima retrospettiva italiana dedicata all' artista di New York morto nel 2016 a 68 anni. Fotografie eleganti che destabilizzano, frutto di un lavoro concettuale lungo e accurato nel quale si confondono ironia, incongruenza e sguardo malinconico, ottimismo e disillusione. ''Rodney Smith, fotografia tra reale e surreale'' prodotta da Silvana Editoriale ha il merito di portare finalmente all' attenzione del grande pubblico una figura poco conosciuta, considerata soprattutto per il suo lavoro nel mondo della moda. ''E' un grande equivoco, era molto di più. Non un fotografo ma un filosofo che ha usato la fotografia al servizio della sua visione'', osserva Anne Morin, la curatrice che nel bel saggio in catalogo si sofferma sulla passione di Smith per Spinoza, Cartesio, Platone testimoniata dalla sua biblioteca piena di volumi e sugli studi di teologia.